L'orrida gola di Gorropu

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Lungo l'aspra valle del Rio Flumineddu, dove il torrente termina di scorrere tra terreni granitici e serpeggia col suo tormentato letto nei bianchi contrafforti calcarei di Urzulei, si apre, in una compatta, alta e ripida parete rocciosa, una gola gigantesca, orrida nell'aspetto, dalla quale scendono turbinando le acque del torrente durante l'inverno.

E' talmente profonda e orrida, che, alcuni pastori avventurativisi per piccoli tratti, affermano in pieno giorno dal fondo di essa, si vedono benissimo le stelle.

Poco prima dell'ultima guerra, nel 1939, avvenne nella gola di Gorropu un fatto che avrebbe entusiasmato Edgard Allan Poe.

Un pastore percorreva un ripido sentiero entro la gola per portarsi nel territorio di Orgosolo, dove aveva un "cuile" (ovile). Non aveva mai fatto quella strada, pur conoscendola di fama, e del resto non era difficile era un provetto camminatore, solo che quell'enorme baratro gli incuteva un certo timore.

Si arrampicò ancora, ora il sentiero si faceva più ripido...all'improvviso un grosso sasso cadde dall'alto e passò a pochi metri, forse lo aveva mosso qualche capra.

Stava pensando perplesso a questo fatto, quando sentì cadere una fitta gragnuola; sembrò che gli cadesse proprio addosso; allora allarmato si ritrasse di scatto, e senza avvedersene mise un piede nel vuoto...Un urlo disumano si ripercosse in tutta la valle, poi l'abisso l'inghiottì e tutto fu silenzio.

Certi pastori di Urzulei, poco distanti, avevano sentito l'urlo. Seppero poi, qualche giorno dopo, che era scomparso uno di loro. Cercarono dappertutto, ma non lo trovarono. Parlarono in paese dell'urlo sentito, e subito furono avvertiti i Carabinieri di Genna Silana.

Bisognava calarsi nella gola e recuperare il corpo del disgraziato. Nessuno però se la sentiva di affrontare una prova simile! Furono fatte delle ricerche ed esplorazioni a cui collaborarono tutti i pastori della zona, e si trovò una specie di terrazza naturale da cui, calando una lunga fune si sarebbe potuto far scendere un uomo.

Uno dei Carabinieri decise di tentare. Furono portate lunghe corde, furono legate insieme. Vi erano molti pastori ad aiutare il milite a calarsi. Arrivato sul fondo, dopo non poco penare, rimase intimorito dal freddo che sentiva, dal buio; vide anche che scorreva un pò d'acqua. Ma da dove veniva quell'acqua. se di sotto, alla fine della gola non ne spuntava una goccia? e dove spariva? Il cadavere non c'era, sentiva sempre più freddo; forse più in là, oltre quella specie di calderone formato dalle acque in piena...urlò che gli calassero un pò di corda, fece qualche passo incerto lungo lo scivolo, superò agevolmente il calderone e guardò oltre...ecco il cadavere, era là tutto bianco, ma intero.

Il Carabiniere fu scosso da un brivido, bisognava che si calasse un altro pò, c'era ancora un salto da dieci metri da fare. Incominciò a discendere. Si trovò ad un tratto nel vuoto, dovette gridare agli altri di lasciare andare più in fretta la corda; con il cuore che batteva impazzito, si fermò sulla viva roccia a pochi metri dal cadavere.

Era una vista terrificante, ora vedeva il volto trasfigurato e le membra spezzate del morto...si sentì male, ma doveva farcela. Legò adagio adagio le estremità della corda al cadavere pochi metri sopra legò se stesso, per poter controllare il corpo inanimato durante la salita, e disse ai pastori su in alto di tirare, tirare forte.

Tutto sarebbe stato normale, un semplice fatto di cronaca, se alle facce inorridite dei pastori che tiravano la fune, non fossero apparsi ad un certo punto, due corpi penzolanti nel vuoto: il pastore ed il Carabiniere uniti da una corda e da un tragico destino!

Nell'abisso era ritornato il silenzio, forse per celare un segreto che mai nessuno avrebbe più potuto svelare.

Letto 368 volte Ultima modifica il Mercoledì, 25 Gennaio 2017 16:11

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