Foghesu (Perdasdefogu)

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Perdasdefogu, paese ogliastrino famoso per i suoi "abitanti" Centenari. 

Nel pian di quell'antica terra, distesa e soleggiata,
tra i campi e le colline, esposto al vento e ai temporali,
tal Foghesu, come prima donna è la più privilegiata,
tutto è noto già da tempo, ora è scritto negli annali.

Laboriose, verso i campi delle tanche van di giorno,
alla sera, rincasando con legna a spalle fan ritorno.

Solo alcuni e conosciuti non son certo dei disertori,
con greggi negli ovili solitari, costruiti con le frasche,
il formaggio fan di notte, nella quiete diligenti i pastori,
son sapienti a portar cibo, quella vita è per le tasche.

L'indomani, aria fredda e un pò di brina al mattino,
tanti amici e sconosciuti stanno lì in mezzo a tutti,
un caffè al bar di mezza strada non certo a bere vino,
si dispensan tra i presenti pacche e abbracci con saluti.

Esclamando a voce piena, le parole, consonanti e vocali,
e beh..., e tandu, eja, saludi, a sa moda er becciusu, asibiri
espressioni conosciute, van scemando quelle tipiche locali,
parole incomprensibili, come parlare il sardo con gli assiri.

Nel paese po s'aggiudu le casette son poi insieme costruite,
nei lavori le persone arrivan tutte, per lo spiedo e le bevute,
muratori e manovali, dopo il doce qualche canto intonau,
murra e scherzi, la concausa è sempre il locale cannonau.

Poi qualcuno conosciuto ci saluta, quello sì! In battute si diletta,
è Bruno e non di pelle, porta sempre quella tipica maglietta,
ecco altri, fanno cenno verso il capo, parlan solo delle guerre,
ah! Son dei vecchi tempi, sanno bene raccontar delle altre terre.

Il paese ha donato natali, di modestia conoscenza a degli artisti,
noti a dare sfarzo, in quest'anni musicisti, scrittori e giornalisti,
non di me, certo non parlo, perchè sono coinvolto ad oltranza,
non vorrei prender posto, senza aver prima la sicura risonanza.

Scorron lente le stagioni, compiacenti per la vita al paesello,
i giri a s'Arcu es Passus e Tueri, cavalcando il docile asinello,
sulla groppa aveva ogni cosa, lo teneva il padrone con le mani,
dopo un pò tappa obbligata, la bevuta alla fonte Pedd'è Cani.

Nel paese tutti san ed è ben noto che si piange all'arrivo,
meditando le parole degli anziani, conosciute nel giulivo,
al meriggio, analizzo e rifletto sul pensiero della credenza,
mi sovvien ora quel detto! Che si piange pure alla partenza.

 

Dal Libro "IN PUNT'E PEIS" di Ubaldo Lai, nato ad Osini e cresciuto in una parte della sua giovinezza a Perdasdefogu.

Contatti Ubaldo Lai:
e-mail centromilan57@gmail.com
telefono 3477057600

Letto 133 volte Ultima modifica il Mercoledì, 18 Gennaio 2017 21:13