La vite selvatica

Scritto da 
Vota questo articolo
(1 Vota)

La posizione geografica e le condizioni eco-pedologiche estremamente varie, rendono la Sardegna un luogo ideale per la crescita della vite sia selvatica che coltivata. La vite coltivata (Vitis vinifera sativa) si sarebbe originata dalla vite selvatica (Vitis vinifera sylvestris) che cresce spontanea nei corsi d'acqua dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

La vite selvatica è presente in natura con esemplari maschili e femminili, mentre gli ermafroditi (che hanno un fiore capace contemporaneamente di produrre polline e di riceverlo) sono presenti solo in piccola percentuale. I vitigni coltivati sono in gran parte ermafroditi, questo garantisce naturalmente, una produzione maggiore e costante rispetto alle varietà selvatiche. La maggior parte delle popolazioni di vite selvatica conosciute nell'isola cresce lungo i torrenti ed è costituita da un cospicuo numero d'individui variegati per età, sesso e dimensioni, segno questo della presenza di condizioni ideali per la sua crescita e riproduzione.

La tradizione sarda e la vite selvatica

L'uso della vite selvatica da parte dei Sardi è confermato dalla Carta de Logu (un codice di leggi emanato dai Giudici di Arborea nel XIV secolo) in cui vi sono disposizioni anche contro il commercio dell'uva selvatica. Qualche secolo più tardi, il Bacci, nel 1596, scrive dell'abitudine dei sardi a produrre vino dalla vite selvatica. Lo storico Angius, nel XVIII secolo, narra che:

"il salto di Nurri potrebbe a taluno parere una regione, dove la vite fosse indigena; così essa è sparsa per tutto e con tanta prosperità vegeta porgendo in suo tempo questa spurra, grappoli di acini variocolorati e deliziosi. Essa trovasi in tutte le parti arrampicata alle altre piante, e principalmente sulle amenissime sponde de' rivi"

Fino a pochi decenni fa, nelle montagne del Sulcis, i caprai e i pastori, costretti a stare lontani da casa per mesi, producevano il vino (il cosiddetto "vino dei caprai") direttamente dalla vite selvatica che cresceva spontanea nei torrenti.

"Il Vino dei caprai" fin dai tempi più remoti

I riscontri storici e documentali non lasciano dubbi sull'utilizzo di questa risorsa alimentare da parte dei Sardi fin dai tempi più remoti. Partendo da una ricostruzione storica e dalle testimonianze di alcuni anziani viticoltori sono state avviate (dal CRAS ora AGRIS) delle indagini ricognitive sulle popolazioni di vite selvatica su tutta l'isola. Su un gruppo di individui femminili dislocati nel sud della Sardegna, nell' estate del 2006, è stata effettuata la raccolta delle produzioni allo scopo di ricavarne vino e di valutarne la qualità. Il vino ottenuto è stato sottoposto ad analisi chimiche, che hanno evidenziato l'elevato contenuto in alcool e una serie di caratteristiche chimiche, come l'alto contenuto in polifenoli, molto interessanti per l'industria enologica. Contrariamente a quanto ipotizzato e individuato in altri areali, il vino ottenuto dalle viti selvatiche sarde ha un contenuto alcolico più elevato di quello atteso.

Tratto da: Lovicu, G. (2007). La Sardegna della vite è selvatica, antica, biodiversità. Darwin Quaderni., pp 79-85.

Letto 18172 volte Ultima modifica il Lunedì, 11 Maggio 2015 18:08
Altro in questa categoria: « Il vino bianco di Telavè - Triei

Cerca nel Sito