La catastrofe insediativa del XIV secolo

Le vicende moderne della regione ogliastrina ci sono abbastanza note, mentre di più difficile indagine risulta la storia passata man mano che ci inoltriamo verso i tempi più remoti, in quanto la documentazione scritta si fa più esigua e bisogna ricorrere a notizie più generiche che interessano fenomeni e avvenimenti che riguardano in generale l’intera Sardegna.
Sappiamo per certo che tra il XIV e il XV secolo la Sardegna visse una catastrofe insediativa che portò alla decimazione della popolazione e alla drastica riduzione dei villaggi. “Lo spopolamento della Sardegna tra il XIV e XV secolo (805 villaggi e 30.670 fuochi negli anni 1316-24, 353 villaggi e 20.400 fuochi nel 1485, secondo John Day 1) presenta caratteri di specifica radicalità rispetto ad altri territori dell’ambito mediterraneo.”2 Non sempre la scomparsa di un villaggio era conseguente alla scomparsa della sua comunità insediata. Talvolta il sistema insediativo locale subiva una riorganizzazione che portava al trasferimento delle popolazioni dei centri più vulnerabili in quelli più dinamici del circondario che acquisivano il controllo sui territori dei villaggi abbandonati.
“La catastrofe insediativa del XIV e XV secolo favorisce ovunque in Sardegna una ridefinizione degli assetti civili e istituzionali… Nelle zone più interne e montane le perdite dei villaggi tra il 1320-24 e il 1485 sono meno pronunciate che nel resto dell’Isola: il 10% nel Goceano, il 16% nelle Barbagie, il 32% nel Nuorese, quando la media regionale è del 56%. L’Ogliastra esce persino indenne dalla crisi insediativa dando prova di “immunità quasi perfetta al fenomeno dell’abbandono”3.

I capitoli di grazia

Successivamente a questa fase storica, la fonte documentale più importante è rappresentata dai Capitoli di Grazia che danno testimonianza “dei rapporti fra feudatari e comunità infeudate. Essi fissano ogni volta l’equilibrio faticosamente raggiunto tra le rispettive pretese e per tale motivo vengono conservate gelosamente per servirsene all’occasione di propria difesa o contro la parte avversa.
I “capitoli” dell’Ogliastra sono persino dati alle stampe nel 1738, in occasione di una nuova tensione contrattuale con il feudatario, e il fatto appare ancora più significativo alla luce della recente erezione dell’antico “giudicato” in provincia, con motivazioni che non trascurano il deposito di memoria e di identità depositato nella sua tradizione pattista.”4 5
Sappiamo che l’Ogliastra “nel 1358 è infeudatata dagli Aragonesi a Don Berengario Carroz che fu fatto Conte di Quirra nel 1363”6 e che faceva parte “dello “stato” di Quirra, che nel 1485 si estende, oltre che su numerosi villaggi del Campidano di Cagliari (entro i confini degli attuali comuni di Assemini, Sestu, Selargius, Settimo, Sinnai, Maracalagonis) raccolti nella Baronia di San Michele, sulle antiche curatorie di Ogliastra (più Oliena), Sarrabus (più Burcei, Castiadas e Villasimius), Nora, Bonorzuli, o Monreale, Parte Montis, Parte Usellus, Marmilla inferiore: in totale una ottantina di villaggi popolati.”7

07.01 stati feudali

Fig. 01 – La carta degli Stati feudali: si osserva come lo stato feudale di Quirra fosse il più esteso.

Questa organizzazione amministrativa rimane invariata per diversi secoli e anche “Lungo il Settecento la carta feudale dell’Isola non subisce modificazioni rilevanti per quanto concerne le appartenenze territoriali. La monarchia dell’Austria, nel suo breve dominio all’inizio del secolo, e la casa Savoia non innovano alcunché sotto il profilo giurisdizionale…”8

Il periodo sabaudo

Il riformismo sabaudo fa sentire il suo peso anche dal punto di vista della organizzazione amministrativa solo a partire dall’Ottocento. “Ancor prima dell’abolizione delle giurisdizioni feudali, disposta nel 1836, il governo piemontese opera una prima uniformazione e razionalizzazione dell’amministrazione finanziaria e giudiziaria con il Regio Editto del 4 maggio 1807 che istituisce quindici prefetture (Cagliari, Iglesias, Villacidro, Oristano, Sorgono, Laconi, Mandas, Tortolì, Nuoro, Tempio, Ozieri, Bono, Sassari, Alghero, Bosa), articolate in distretti. Al prefetto sono attribuite funzioni molto ampie, militari e giudiziarie, economiche e fiscali, che si sovrappongono alla maglia delle giurisdizioni feudali. Il processo di affermazione dei poteri dello Stato si compie con altri successivi interventi legislativi di riduzione del numero delle prefetture (nel 1821 le province sono dieci: Cagliari, Iglesias, Busachi, Isili, Lanusei, Nuoro, Ozieri, Sassari, Alghero, Cuglieri; nel 1831 è aggiunta quella di Tempio) e di separazione delle cariche di prefetto e di intendente (1825).

Una ulteriore e più incidente organizzazione del sistema giudiziario si ha dopo la cancellazione delle giurisdizioni feudali (1836), prima con l’abolizione delle prefetture e la creazione di sei tribunali di prefettura (Cagliari, Oristano, Isili, Lanusei, Nuoro, Tempio), più la Governazione di Sassari temporaneamente conservata, e quindi con l’istituzione mediante il Regio Decreto del 12 aprile 1848 del Magistrato d’Appello articolato nelle classi di Cagliari (tribunali di prima cognizione di Cagliari, Oristano, Lanusei e Nuoro) e di Sassari (tribunali di Sassari e Tempio).
La nuova ripartizione amministrativa della Sardegna è invece imperniata su tre Divisioni (Cagliari, Sassari e Nuoro), articolata in undici intendenze provinciali. La Divisione di Nuoro è però soppressa nel 1859, e sarà ricostituita (come provincia) soltanto nel 1927.”9
Dal punto di vista amministrativo la provincia di Lanusei era una vasta regione “che si estende per le pendici e le falde orientali dei monti della Barbagia, e quindi per la prossima superficie orientale dei monti di Parte-Jola e di Setti Fradis”10. La provincia era suddivisa in 3 dipartimenti dell’antico regno di Plumino o di Cagliari: Agugliastra, Cirra, e Sarrabus. I centri abitati medioevali presenti nel dipartimento dell’Ogliastra di cui si ha testimonianza sono quelli indicati di seguito.

07.02 Popolazione Ogliastra

Fig. 02 – I centri abitati medioevali presenti nel dipartimento dell’Ogliastra.

Di questi centri Osòno e Èrtili sono già scomparsi a metà Seicento, mentre Manurri riesce a resistere fino al 1776.

07.03 provincie

Fig. 03 – Organizzazione amministrativa della Sardegna al 183111.

I dati relativi alla popolazione del diciassettesimo secolo, tratti dalle liste di focaggio formate nei parlamenti tenutesi negli anni 1654, 1678, 1688, 1698 relativamente all’Ogliastra, sono riportati dall’Angius così come indicati in tabella.

07.04 Tab1

Fig. 04 – Composizione della popolazione dell’Ogliastra tratta dalle liste del focatico degli anni 1654, 1678, 1688, 1698. I dati degli abitanti per gli anni 1654, 1678, 1688 sono stimati dal sottoscitto a partire dal numero di fuochi (gruppi familiari) ipotizzando che il rapporto fra abitanti e fuochi per ciascun comune rimanga immutato negli anni e quindi possa essere posto uguale a quello del 1698 che si può calcolare in quanto è noto anche il numero degli abitanti.

Dopo l’ultimo censimento fattosi nel parlamento nazionale del 1698 è caduto Manurri, e può dirsi caduto anche Ardali, perché i pochi abitanti che vi stanziano per l’agricoltura appartengono al comune di Baunei.
Relativamente al 1840 la popolazione della Provincia di Lanusei secondo l’Angius era composta come in tabella.

07.05 Tab4

Fig. 05 – Popolazione della Provincia di Lanusei al 1840.

Sempre al 1840 l’Angius fornisce l’occupazione della popolazione di ciascun comune distinguendo le professioni in agricoltori, pastori, meccanici, tessitrici, negozianti, notai e preti; dove per meccanici erano intesi “legnajuoli, muratori, conciatori, scarpai e fornaciai di calcina”.

07.06 Tab5

Fig. 06 – Occupazione della popolazione al 1840.

Riguardo all’amministrazione della giustizia, con l’editto del 27 luglio 1838 fu stabilito un tribunale collegiale composto di un prefetto, tre assessori, un avvocato e un procuratore fiscale coi rispettivi sostituti, un avvocato dei poveri col suo procuratore ed un segretario. Dipendono da questa prefettura quattro mandamenti: Lanusei, Tortolì, Jerzu e Muravera. Mentre dal punto di vista economico il R. Editto del 27 dicembre 1821 divideva la provincia in quattro distretti: Lanusei, Barì, Triei, Villapuzzo.

07.07 Piloni Tav 110

Fig. 07 – Quattro cartine riproducono le quattro suddivisioni dell’Isola al 1851 e più precisamente quella Giudiziaria (1), quella amministrativa (2), quella ecclesiastica (3) e quella militare (4); una quinta riassume le varie circoscrizioni con i loro relativi confini che s’intersecano l’un l’altra. Nella sesta è invece segnata la “circoscrizione unica proposta” da Alberto Lamarmora che comprende 8 tribunali, 8 provincie, 8 diocesi e 8 comandi militari.

Per maggiori approfondimenti si veda:

V. Angius, in G. Casalis, Dizionario Geografico-Storico-Statistico-Commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, Maspero, Torino 1833.
V.M. Cannas (a cura di), Capitoli di Grazia del Giudicato dell’Ogliastra – STUDI OGLIASTRINI IV –, Edizioni della Torre, Cagliari 1997.
F. Cocco, Dati relativi alla storia dei paesi della diocesi d’Ogliastra – Vol. III, Litotipografia TEA, Cagliari 1989, voci relative ai centri dell’Ogliastra.
F. Cuboni, G. Izzo, Piano particolareggiato del centro storico di Triei, Tesi di Master di II livello in “Recupero e riqualificazione del patrimonio architettonico storico rurale” – Università degli Studi di Cagliari, a.a. 2006-07.
G. Day, Uomini e terre nella Sardegna coloniale, (XII-XVIII secolo), Celid, Torino, 1987.
G.G. Ortu, Il Villaggio, in G.G. Ortu, A. Sanna, I manuali del recupero dei centri storici della Sardegna Vol. 0.1 – ATLANTE DELLE CULTURE COSTRUTTIVE DELLA SARDEGNA: le geografie dell’abitare, DEI, Roma 2009, pagg. 5-6.
L. Piloni, Carte Geografiche della Sardegna, Editrice Sarda Fossatario, Cagliari 1974.

Note

1) G. Day, Uomini e terre nella Sardegna coloniale, (XII-XVIII secolo), Celid, Torino, 1987.
2) G.G. Ortu, Il Villaggio, in G.G. Ortu, A. Sanna, I manuali del recupero dei centri storici della Sardegna Vol. 0.1 – ATLANTE DELLE CULTURE COSTRUTTIVE DELLA SARDEGNA: le geografie dell’abitare, DEI, Roma 2009, pagg. 5-6.
3) G.G. Ortu, Il Villaggio, op. cit., pag. 8.
4) G.G. Ortu, Il Villaggio, op. cit., pag. 14.
5) Si veda a tal proposito: V.M. Cannas (a cura di), Capitoli di Grazia del Giudicato dell’Ogliastra – STUDI OGLIASTRINI IV –, Edizioni della Torre, Cagliari 1997.
6) F. Cocco, Dati relativi… – Vol. III, op. cit., pag. 147.
7) G.G. Ortu, Il Villaggio, op. cit., pag. 33.
8) G.G. Ortu, Il Villaggio, op. cit., pag. 36.
9) G.G. Ortu, Il Villaggio, op. cit., pag. 37.
10) V. Angius, in G. Casalis, Dizionario…, op. cit., voce Provincia di Lanusei.
11) ibid.

 

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I cortili

Appena il terreno lo permette, tuttavia, l’isolato si allarga per consentire alle unità edilizie una piccola pertinenza. Così le case, che nelle parti a più forte pendio hanno formato isolati spessi una o due cellule, e sono cresciute per addizioni di cellule lungo strada o in altezza, nei centri di collina possono trovare un rapporto più disteso col suolo in cui la cellula stessa cerca e trova una proiezione esterna. A quel punto, si dissolve la solidarietà stretta tra cellule, e si allentano anche i rigori dell’allineamento delle facciate sul filo stradale, mentre riappare una sensibile autonomia di dislocazione delle unità edilizie, che scelgono secondo proprie convenienze se avere la corte antistante, doppia o retrostante.

05.01 Baunei

Fig. 01 – Baunei: piccola corte antistante.

05.02 Tertenia

Fig. 02 – Casa a corte a Tertenia.

A ricostituire comunque l’unitarietà dei fronti urbani penseranno i recinti delle eventuali corti dislocate sul fronte strada, anche se alcune volte i fronti saranno resi più frastagliati da improvvisi scarti e arretramenti, o da scale esterne per superare i dislivelli dei piani stradali e di quelli interni agli edifici. Nello stesso tempo, ogniqualvolta il corpo di fabbrica non è sul filo strada, compaiono altri accorgimenti per convogliare le acque, soprattutto attraverso gocciolatoi allineati sul versante a monte delle cellule edilizie e convergenti attraverso vicoli o canalette interne alle corti sul sistema dei compluvi che innerva il centro urbano.

05.03 Tertenia

Fig. 03 –Tertenia: canale tra due abitazioni per lo scolo delle acque.

Naturalmente, il ruolo delle corti è comunque differente a seconda della loro collocazione. La corte antistante, quasi sempre estremamente ridotta nei centri della montagna, diventa lo spazio introduttivo alla casa, quindi un luogo in qualche misura sociale; mentre la corte retrostante assume sempre un ruolo più appartato e privato ed è generalmente destinata ad orto domestico. Tuttavia, il tipo con la corte si diversifica ben più sostanzialmente quando si passa dai centri di collina come Ilbono, Loceri, Tertenia o Triei a quelli di pianura come Bari Sardo, Tortolì, Girasole e Lotzorai in cui la corte assume un ruolo dominante.

05.04 Barisardo

Fig. 04 –Bari Sardo: casa a doppia corte.

La costruzione comunitaria del paesaggio urbano

In definitiva, il centro di montagna si presenta come il risultato di un equilibrio sempre in evoluzione tra l’individualismo delle cellule edilizie e dei nuclei familiari che le costruiscono ed i vincoli verso responsabilità più collettive e comportamenti edilizi più solidali. In questo senso spingono le severe condizioni ambientali, che costringono spesso le cellule a costruirsi e funzionare come un sistema solidale, nel quale ogni elemento ha una precisa collocazione nel tutto.

05.05 Urzulei

Fig. 05 – Urzulei: sostruzione edilizia a sostegno della strada a monte.

Nei centri a forte declivio, dove ogni angolo costruito nell’età premoderna era frutto di una dura lotta fra l’uomo e la montagna nel tentativo di addomesticare il pendio e renderlo abitabile, il rapporto tra percorso e cellule edilizie è stato sempre di mutua necessità, perché non poteva esistere una casa senza il percorso per raggiungerla, né era pensabile realizzare un percorso senza utilizzare i muri controterra delle cellule in sostruzione per livellare il pendio. Questo stato di necessità che ha caratterizzato la cultura costruttiva premoderna dei centri di montagna ha generato un’economia di spazi e la continuità dell’edificato, senza sfrangiature insolute nei confini con la campagna così tipico, invece, delle periferie contemporanee.

Nello stesso senso ha certamente agito, a partire dall’800, il processo di addensamento edilizio dei nuclei abitati dovuto all’incremento di popolazione che spesso è stato quasi del tutto riassorbito dentro i vecchi perimetri, provocando occupazioni degli spazi liberi residui e ulteriori crescite in altezza. Ma non sempre lo spazio coperto ha finito per diventare pertinenza esclusiva dell’abitazione che la fronteggia. Talvolta tale spazio, non cinto da mura, ha avuto un ruolo essenziale nel passaggio da comunità in cui la condivisione delle risorse era basata su relazioni sociali incentrate sul clan familiare a quelle in cui la condivisione aveva come ambito gruppi di persone allargati legati da rapporti di prossimità spaziale.

Sa “pratza”

Il modello aggregativo e sociale passa dal clan familiare, all’unità di vicinato, il cui fulcro è “sa pratza”, che viene quotidianamente rinsaldato per mezzo di azioni di mutuo soccorso e consolidato dai riti battesimali e di “comparato” che legano ancor più che la famiglia. “Sa pratza” non è altro che lo spazio non recintato antistante alla casa e destinato ad un uso semipubblico. Spesso è ottenuto dall’accostamento degli spazi appartenenti a più unità immobiliari adiacenti o contrapposte così da risultare più ampio. In esso si svolgevano molte delle attività domestiche quotidiane e, soprattutto nella bella stagione, veniva utilizzato come proiezione all’esterno della casa. Per questo motivo la porta di casa era sempre aperta, tranne che in assenza degli occupanti, per via del continuo scambio tra abitazione e pratza la quale spesso, quando disimpegnava i locali rustici dell’abitazione, era il vero fulcro della casa.

05.06 Villagrande

Fig. 06 – Villagrande: “pratza”.

05.07 Lanusei

Fig. 07 – Lanusei: “pratza” nel rione di Niu susu.

L’utilizzazione di questo spazio era in parte comune a tutti i prospicienti ed in parte esclusiva. Nella pratza, che se sorgeva sulla proprietà di un unico proprietario ne ereditava il nome (sa pratza de tzia ...), mentre gli uomini erano nei campi o nei pascoli, le donne e gli anziani di tutte le famiglie prospicienti trascorrevano il tempo condividendo i gesti domestici tra doveri e svaghi. In altri casi, per esempio durante i grandi lavori stagionali, veniva utilizzata singolarmente dalle singole famiglie, a rotazione, di modo che ciascuna potesse utilizzare l’intera superficie. Questo accadeva ad esempio nel periodo della vendemmia per la preparazione del vino, oppure per il taglio e la conservazione della legna, la sbucciatura, la preparazione e l’essicazione della frutta secca.

Lo spazio delle pratzas era tanto condiviso e utilizzato da tutti i prospicienti quanto rispettato e inviolato dagli esterni seppur nessuna barriera fisica ne impedisse l’accesso o lo distinguesse dallo spazio pubblico. In realtà i limiti esistevano ed arano ben marcati, seppur non fisicamente segnati, e derivavano dal rispetto reciproco tipico delle piccole comunità delle proprietà altrui e dalla conoscenza di tutti dell’ambito di appartenenza di ciascuno. Cosicché la corte antistante recintata era rara ed era utilizzata solamente per confinare le bestie da soma, o gli animali da cortile.

In questa forma di aggregazione fra più abitazioni si possono riconoscere dei caratteri simili a quelli delle corti comuni della Barbagia e della Baronia, ma mentre nelle pratzas ogliastrine non esiste un limite fisico che le separa dallo spazio pubblico, nelle corti comuni lo spazio è confinato e privato e utilizzabile solamente dai residenti.

05.08 Triei

Fig. 08 – Triei: “pratza” comune tra più unità edilizie.

05.09 Talana

Fig. 09 – Talana: “pratza”.

Per maggiori approfondimenti si veda:

A. Sanna, Le culture abitative, in A. Sanna, F. Cuboni, I Manuali del recupero dei Centri storici della Sardegna – vol. II.1 - Architetture in Pietra delle Barbagie, dell’Ogliastra, del Nuorese e delle Baronie, DEI, Roma 2008.

F. Cuboni, G. Izzo, Comune di Triei – Piano Particolareggiato del Centro storico – Relazione Generale, Università degli Studi di Cagliari, tesi del Master di II Livello in “Recupero e riqualificazione del patrimonio architettonico storico rurale”, a.a. 2006-2007.

F. Floris, Caratteri tipologici dell’edilizia minore: analisi e progetto a Tertenia, Università degli studi di Cagliari, tesi di laurea in ingegneria civile, Relatori proff. A. Sanna e F. Selva, a.a. 2000-2001.

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Giovedì, 12 Novembre 2015 12:29

B&B Sant'Antini

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Mercoledì, 19 Agosto 2015 20:44

B&B Le Petunie

Pubblicato in B&B in Ogliastra
Mercoledì, 19 Agosto 2015 20:25

Residence Cort'e Accas

Residence Cort'e Accas da Giulio

Il Residence Cort'e Accas da Giulio è un piccolo complesso nella costa orientale di Sardegna composto da monolocali, interamente a piano terra.

Sorge alle falde delle colline che circondano il bellissimo e limpido mare di "Torre di Bari". Dista circa 280 metri dal vastissimo arenile contornato da scogliere granitiche, vulcaniche e in porfido.

Camere

I locali sono composti da camera da letto, bagno-doccia, vano cucina con veranda coperta. Luminosi e ampi, è il posto perfetto per rilassarsi dopo una lunga giornata al mare.

Posizione

Il residence si trova a circa 300 metri dalla spiaggia della Torre di Barì

Check-in / Check-out

Arrivo: dalle ore 14:00 alle ore 22:00
Partenza: dalle ore 07:00 alle ore 10:00

Politica animali

Gli animali sono ammessi su richiesta, senza alcun supplemento aggiuntivo

Colazione

Ogni mattina, servita nella sala dedicata, potrete gustare una colazione a buffet in tipico stile italiano, comprensiva di caffè o cappuccino preparati al momento, specialità dolci da forno, torte e prodotti locali.

Su richiesta e senza costi aggiuntivi, avrete la possibilità di assaporare anche una variante con opzioni salate.

I nostri servizi

Contatta il Residance Cort'e Accas

Residence Cort'e Accas da Giulio

Via Sa Marina (loc. Torre di Bari)
08042 Bari Sardo (Ogliastra)
Tel: (+39) 330 782380
E-mail: giulioasoni@alice.it
Sito web: www.residencecorteaccas.it
Facebook: www.facebook.com/residence.corteaccas

 

Come Arrivare al Residance Cort'e Accas

 

 

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Domenica, 16 Agosto 2015 10:51

Camping Coccorocci

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Domenica, 16 Agosto 2015 10:49

Camping Ultima Spiaggia

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Domenica, 16 Agosto 2015 10:46

Camping La Pineta

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Domenica, 16 Agosto 2015 10:39

Camping Marina

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