Martedì, 21 Giugno 2016 09:11

Il Rifugio

Il Rifugio

Incastonato nel verde della piana del Golgo, Il Rifugio è il punto di partenza ideale per tutte le attività nello splendido Supramonte di Baunei e nella sua costa incantata.

La struttura è gestita con professionalità dalla Cooperativa Goloritzè che, oltre ad offrire la possibilità di pernottare comodamente immersi nel verde e assaporare le eccellenze enogastronomiche locali, permette di effettuare escursioni con guide qualificate per apprezzare tutta la meraviglia dell'incontaminato territorio baunese.

Nell'ampia sala interna climatizzata si possono degustare i prodotti tipici locali, dagli antipasti di prosciutto e salsiccia, ai primi piatti di Culurgiones (ravioli di formaggio), e Ladeddos (gnocchi di patate). Come secondi piatti gli arrosti di capra di Baunei, porcetto, e vitella allieteranno la vostra tavola, il tutto annaffiato con dell’ottimo cannonau locale.

Presso il Rifugio è disponibile un'area attrezzata con piccoli bungalows, posti tenda, docce e bagni, ideale come campo base per le escursioni sia verso il mare che verso l'interno.

Informazioni

Camere

La struttura dispone di 6 comode camere con bagno e balcone panoramico

Posizione

La struttura si trova immersa nel verde dell'altopiano del Golgo che sovrasta il centro abitato di Baunei

Check-in / Check-out

Arrivo: dalle ore 14:00
Partenza: entro le ore 11:00

Periodo di chiusura

Novembre - Marzo

I servizi

  • Bagno privato

  • Wi-Fi

  • Bar

  • Ristorante

  • Balcone con vista

 

Immagini della struttura

 

 

 Contatta Il Rifugio 

Il Rifugio

Località Golgo - 08040 Baunei (Ogliastra)

Tel: (+39) 368 7028980
E-mail: goloritze@tiscali.it
Sito web: www.coopgoloritze.com
Facebook: www.facebook.com/Cooperativa-Goloritzè-597048493765600/

 

Come Arrivare a Il Rifugio

 

 

Pubblicato in Agriturismi in Ogliastra
Sabato, 16 Aprile 2016 12:03

Ostello Bellavista

Sabato, 16 Aprile 2016 11:25

B&B I cinque mori

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Pubblicato in B&B in Ogliastra
Sabato, 16 Aprile 2016 11:18

B&B Antico Telaio

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Pubblicato in B&B in Ogliastra
Sabato, 16 Aprile 2016 11:12

B&B Dommu Agostina

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Bed & Breakfast Dommu Agostina

    Via Santi Martiri 19, Baunei;
    327.3343346
    http://www.dommuagostina.it/

 

Pubblicato in B&B in Ogliastra

 La catastrofe insediativa del XIV secolo

Le vicende moderne della regione ogliastrina ci sono abbastanza note, mentre di più difficile indagine risulta la storia passata man mano che ci inoltriamo verso i tempi più remoti, in quanto la documentazione scritta si fa più esigua e bisogna ricorrere a notizie più generiche che interessano fenomeni e avvenimenti che riguardano in generale l’intera Sardegna.
Sappiamo per certo che tra il XIV e il XV secolo la Sardegna visse una catastrofe insediativa che portò alla decimazione della popolazione e alla drastica riduzione dei villaggi. “Lo spopolamento della Sardegna tra il XIV e XV secolo (805 villaggi e 30.670 fuochi negli anni 1316-24, 353 villaggi e 20.400 fuochi nel 1485, secondo John Day 1) presenta caratteri di specifica radicalità rispetto ad altri territori dell’ambito mediterraneo.”2 Non sempre la scomparsa di un villaggio era conseguente alla scomparsa della sua comunità insediata. Talvolta il sistema insediativo locale subiva una riorganizzazione che portava al trasferimento delle popolazioni dei centri più vulnerabili in quelli più dinamici del circondario che acquisivano il controllo sui territori dei villaggi abbandonati.
“La catastrofe insediativa del XIV e XV secolo favorisce ovunque in Sardegna una ridefinizione degli assetti civili e istituzionali… Nelle zone più interne e montane le perdite dei villaggi tra il 1320-24 e il 1485 sono meno pronunciate che nel resto dell’Isola: il 10% nel Goceano, il 16% nelle Barbagie, il 32% nel Nuorese, quando la media regionale è del 56%. L’Ogliastra esce persino indenne dalla crisi insediativa dando prova di “immunità quasi perfetta al fenomeno dell’abbandono”3.

I capitoli di grazia

Successivamente a questa fase storica, la fonte documentale più importante è rappresentata dai Capitoli di Grazia che danno testimonianza “dei rapporti fra feudatari e comunità infeudate. Essi fissano ogni volta l’equilibrio faticosamente raggiunto tra le rispettive pretese e per tale motivo vengono conservate gelosamente per servirsene all’occasione di propria difesa o contro la parte avversa.
I “capitoli” dell’Ogliastra sono persino dati alle stampe nel 1738, in occasione di una nuova tensione contrattuale con il feudatario, e il fatto appare ancora più significativo alla luce della recente erezione dell’antico “giudicato” in provincia, con motivazioni che non trascurano il deposito di memoria e di identità depositato nella sua tradizione pattista.”4 5
Sappiamo che l’Ogliastra “nel 1358 è infeudatata dagli Aragonesi a Don Berengario Carroz che fu fatto Conte di Quirra nel 1363”6 e che faceva parte “dello “stato” di Quirra, che nel 1485 si estende, oltre che su numerosi villaggi del Campidano di Cagliari (entro i confini degli attuali comuni di Assemini, Sestu, Selargius, Settimo, Sinnai, Maracalagonis) raccolti nella Baronia di San Michele, sulle antiche curatorie di Ogliastra (più Oliena), Sarrabus (più Burcei, Castiadas e Villasimius), Nora, Bonorzuli, o Monreale, Parte Montis, Parte Usellus, Marmilla inferiore: in totale una ottantina di villaggi popolati.”7

07.01 stati feudali

Fig. 01 – La carta degli Stati feudali: si osserva come lo stato feudale di Quirra fosse il più esteso.

Questa organizzazione amministrativa rimane invariata per diversi secoli e anche “Lungo il Settecento la carta feudale dell’Isola non subisce modificazioni rilevanti per quanto concerne le appartenenze territoriali. La monarchia dell’Austria, nel suo breve dominio all’inizio del secolo, e la casa Savoia non innovano alcunché sotto il profilo giurisdizionale…”8

Il periodo sabaudo

Il riformismo sabaudo fa sentire il suo peso anche dal punto di vista della organizzazione amministrativa solo a partire dall’Ottocento. “Ancor prima dell’abolizione delle giurisdizioni feudali, disposta nel 1836, il governo piemontese opera una prima uniformazione e razionalizzazione dell’amministrazione finanziaria e giudiziaria con il Regio Editto del 4 maggio 1807 che istituisce quindici prefetture (Cagliari, Iglesias, Villacidro, Oristano, Sorgono, Laconi, Mandas, Tortolì, Nuoro, Tempio, Ozieri, Bono, Sassari, Alghero, Bosa), articolate in distretti. Al prefetto sono attribuite funzioni molto ampie, militari e giudiziarie, economiche e fiscali, che si sovrappongono alla maglia delle giurisdizioni feudali. Il processo di affermazione dei poteri dello Stato si compie con altri successivi interventi legislativi di riduzione del numero delle prefetture (nel 1821 le province sono dieci: Cagliari, Iglesias, Busachi, Isili, Lanusei, Nuoro, Ozieri, Sassari, Alghero, Cuglieri; nel 1831 è aggiunta quella di Tempio) e di separazione delle cariche di prefetto e di intendente (1825).

Una ulteriore e più incidente organizzazione del sistema giudiziario si ha dopo la cancellazione delle giurisdizioni feudali (1836), prima con l’abolizione delle prefetture e la creazione di sei tribunali di prefettura (Cagliari, Oristano, Isili, Lanusei, Nuoro, Tempio), più la Governazione di Sassari temporaneamente conservata, e quindi con l’istituzione mediante il Regio Decreto del 12 aprile 1848 del Magistrato d’Appello articolato nelle classi di Cagliari (tribunali di prima cognizione di Cagliari, Oristano, Lanusei e Nuoro) e di Sassari (tribunali di Sassari e Tempio).
La nuova ripartizione amministrativa della Sardegna è invece imperniata su tre Divisioni (Cagliari, Sassari e Nuoro), articolata in undici intendenze provinciali. La Divisione di Nuoro è però soppressa nel 1859, e sarà ricostituita (come provincia) soltanto nel 1927.”9
Dal punto di vista amministrativo la provincia di Lanusei era una vasta regione “che si estende per le pendici e le falde orientali dei monti della Barbagia, e quindi per la prossima superficie orientale dei monti di Parte-Jola e di Setti Fradis”10. La provincia era suddivisa in 3 dipartimenti dell’antico regno di Plumino o di Cagliari: Agugliastra, Cirra, e Sarrabus. I centri abitati medioevali presenti nel dipartimento dell’Ogliastra di cui si ha testimonianza sono quelli indicati di seguito.

07.02 Popolazione Ogliastra

Fig. 02 – I centri abitati medioevali presenti nel dipartimento dell’Ogliastra.

Di questi centri Osòno e Èrtili sono già scomparsi a metà Seicento, mentre Manurri riesce a resistere fino al 1776.

07.03 provincie

Fig. 03 – Organizzazione amministrativa della Sardegna al 183111.

I dati relativi alla popolazione del diciassettesimo secolo, tratti dalle liste di focaggio formate nei parlamenti tenutesi negli anni 1654, 1678, 1688, 1698 relativamente all’Ogliastra, sono riportati dall’Angius così come indicati in tabella.

07.04 Tab1

Fig. 04 – Composizione della popolazione dell’Ogliastra tratta dalle liste del focatico degli anni 1654, 1678, 1688, 1698. I dati degli abitanti per gli anni 1654, 1678, 1688 sono stimati dal sottoscitto a partire dal numero di fuochi (gruppi familiari) ipotizzando che il rapporto fra abitanti e fuochi per ciascun comune rimanga immutato negli anni e quindi possa essere posto uguale a quello del 1698 che si può calcolare in quanto è noto anche il numero degli abitanti.

Dopo l’ultimo censimento fattosi nel parlamento nazionale del 1698 è caduto Manurri, e può dirsi caduto anche Ardali, perché i pochi abitanti che vi stanziano per l’agricoltura appartengono al comune di Baunei.
Relativamente al 1840 la popolazione della Provincia di Lanusei secondo l’Angius era composta come in tabella.

07.05 Tab4

Fig. 05 – Popolazione della Provincia di Lanusei al 1840.

Sempre al 1840 l’Angius fornisce l’occupazione della popolazione di ciascun comune distinguendo le professioni in agricoltori, pastori, meccanici, tessitrici, negozianti, notai e preti; dove per meccanici erano intesi “legnajuoli, muratori, conciatori, scarpai e fornaciai di calcina”.

07.06 Tab5

Fig. 06 – Occupazione della popolazione al 1840.

Riguardo all’amministrazione della giustizia, con l’editto del 27 luglio 1838 fu stabilito un tribunale collegiale composto di un prefetto, tre assessori, un avvocato e un procuratore fiscale coi rispettivi sostituti, un avvocato dei poveri col suo procuratore ed un segretario. Dipendono da questa prefettura quattro mandamenti: Lanusei, Tortolì, Jerzu e Muravera. Mentre dal punto di vista economico il R. Editto del 27 dicembre 1821 divideva la provincia in quattro distretti: Lanusei, Barì, Triei, Villapuzzo.

07.07 Piloni Tav 110

Fig. 07 – Quattro cartine riproducono le quattro suddivisioni dell’Isola al 1851 e più precisamente quella Giudiziaria (1), quella amministrativa (2), quella ecclesiastica (3) e quella militare (4); una quinta riassume le varie circoscrizioni con i loro relativi confini che s’intersecano l’un l’altra. Nella sesta è invece segnata la “circoscrizione unica proposta” da Alberto Lamarmora che comprende 8 tribunali, 8 provincie, 8 diocesi e 8 comandi militari.

Per maggiori approfondimenti si veda:

V. Angius, in G. Casalis, Dizionario Geografico-Storico-Statistico-Commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, Maspero, Torino 1833.
V.M. Cannas (a cura di), Capitoli di Grazia del Giudicato dell’Ogliastra – STUDI OGLIASTRINI IV –, Edizioni della Torre, Cagliari 1997.
F. Cocco, Dati relativi alla storia dei paesi della diocesi d’Ogliastra – Vol. III, Litotipografia TEA, Cagliari 1989, voci relative ai centri dell’Ogliastra.
F. Cuboni, G. Izzo, Piano particolareggiato del centro storico di Triei, Tesi di Master di II livello in “Recupero e riqualificazione del patrimonio architettonico storico rurale” – Università degli Studi di Cagliari, a.a. 2006-07.
G. Day, Uomini e terre nella Sardegna coloniale, (XII-XVIII secolo), Celid, Torino, 1987.
G.G. Ortu, Il Villaggio, in G.G. Ortu, A. Sanna, I manuali del recupero dei centri storici della Sardegna Vol. 0.1 – ATLANTE DELLE CULTURE COSTRUTTIVE DELLA SARDEGNA: le geografie dell’abitare, DEI, Roma 2009, pagg. 5-6.
L. Piloni, Carte Geografiche della Sardegna, Editrice Sarda Fossatario, Cagliari 1974.

Note

1) G. Day, Uomini e terre nella Sardegna coloniale, (XII-XVIII secolo), Celid, Torino, 1987.
2) G.G. Ortu, Il Villaggio, in G.G. Ortu, A. Sanna, I manuali del recupero dei centri storici della Sardegna Vol. 0.1 – ATLANTE DELLE CULTURE COSTRUTTIVE DELLA SARDEGNA: le geografie dell’abitare, DEI, Roma 2009, pagg. 5-6.
3) G.G. Ortu, Il Villaggio, op. cit., pag. 8.
4) G.G. Ortu, Il Villaggio, op. cit., pag. 14.
5) Si veda a tal proposito: V.M. Cannas (a cura di), Capitoli di Grazia del Giudicato dell’Ogliastra – STUDI OGLIASTRINI IV –, Edizioni della Torre, Cagliari 1997.
6) F. Cocco, Dati relativi… – Vol. III, op. cit., pag. 147.
7) G.G. Ortu, Il Villaggio, op. cit., pag. 33.
8) G.G. Ortu, Il Villaggio, op. cit., pag. 36.
9) G.G. Ortu, Il Villaggio, op. cit., pag. 37.
10) V. Angius, in G. Casalis, Dizionario…, op. cit., voce Provincia di Lanusei.
11) ibid.

 

Pubblicato in ARCHITETTURA E PAESAGGIO

La ristrutturazione urbanistica Ottocentesca

Nel corso dell’800, la struttura capillare e minimale dei percorsi interni ai centri viene sistematicamente a confrontarsi con gli sventramenti dovuti all’apertura delle strade nazionali e provinciali. Benché la ristrutturazione sia in effetti generalmente circoscritta ai margini del percorso principale, gli effetti di questi interventi costituiranno uno dei primi fattori di innovazione nel corpo del villaggio storico. Sui margini delle “grandi” strade di attraversamento dei centri, nuove, ampie e regolari in modo inusuale rispetto alle condizioni storiche di quei tessuti, si ricostituiranno spesso tipi edilizi più “decorosi e civili”, in analogia con quanto del resto accadeva in tutta la Sardegna, sotto forma di palazzi – palathus. Si tratterà di una doppia innovazione, tipologica e linguistica, in quanto i nuovi edifici esprimeranno un approccio razionale e simmetrico allo spazio abitativo, del tutto estraneo sino ad allora alla forma “anticlassica” dell’architettura rurale regionale. Non sempre però si tratta di veri e propri sventramenti all’interno del tessuto consolidato come avviene per esempio nei centri di Seui o Jerzu in cui il nuovo percorso si inserisce nel tessuto edificato regolarizzando e ampliando percorsi esistenti. In molti altri casi, come per esempio a Lanusei (solo in parte), Baunei, ma soprattutto a Bari Sardo le nuove strade ottocentesche si inseriranno nello spazio baricentrico fra borghi separati contribuendo con la loro forza attrattiva a generare la fusione dei singoli rioni dando vita ad un unico centro compatto.

06.01 Lanusei

Fig. 01 –Lanusei: la via Roma, percorso di ristrutturazione della fine dell’Ottocento (s.s. 390) nel quale si attesta il nuovo tipo edilizio del Palazzo.

 

06.02 Jerzu

Fig. 02 –Jerzu: in questa foto storica si vede la fase di trasformazione del corso con la creazione dei palazzi su strada.

 

06.03 Lotzorai

Fig. 03 –Lotzorai: un “palathu” di pianura che sorge sul percorso di ristrutturazione che poi diventerà la s.s. 125.

A ben guardare, questa non è che una delle manifestazioni del passaggio che si consuma tra l’inizio dell’800 e la seconda metà del secolo da una società rurale ancora in larga misura immersa nella condizione di antico regime ad una più moderna forma di borghesia rurale. Le carte catastali che certificano la situazione locale nei primi anni del ‘900 testimoniano che è avvenuta una rivoluzione, tanto silenziosa quanto inarrestabile. Intanto, un incremento esponenziale del patrimonio abitativo ha corrisposto al parallelo incremento di popolazione intervenuto diffusamente nel corso del secolo. Dovunque i perimetri dello spazio abitato del villaggio sono rimasti quasi gli stessi, dunque l’incremento di patrimonio legato anche soltanto alla fisiologica crescita di popolazione è avvenuto per densificazioni, raddoppi in pianta ed in altezza, intasamenti e divisioni. Parallelamente però, si è realizzato anche un lento ma inarrestabile rivoluzionamento sociale, con l’affermarsi della nuova classe della borghesia agraria, cresciuta all’ombra della legislazione sulla “proprietà perfetta” e sulle sue implicazioni operative e territoriali, come il processo delle chiusure dei fondi rustici. Il mutato rapporto tra mondo rurale e urbano e le nuove figure sociali hanno portato altresì nuovi elementi culturali e tecnologici nell’ambito della costruzione rurale.

06.04 Seui

Fig. 04 –Seui: la densificazione che si verifica tra Otto e Novecento porterà le case a svilupparsi in altezza arrivando come nel caso in esempio anche a cinque piani.

L’affermazione del palazzetto, che si inserisce nei tessuti del villaggio senza sovvertirne la struttura e continua ad essere fatto con tecnologie non troppo dissimili da quelle storiche, costituirà il principale elemento di unificazione della cultura abitativa anche nell’ambito ogliastrino, diffondendo una prima forma di razionalizzazione edilizia nella Sardegna interna e "popolare". La modificazione che il palazzo introduce nel paesaggio urbano dei paesi è assolutamente radicale, anche se oggi è più difficile percepirne la portata. Infatti, dovunque si affermi, il nuovo tipo mette sostanzialmente in ombra la casa rurale di matrice locale, e introduce un connotato “urbano” fortemente standardizzato, contribuendo per la prima volta all’unificazione di paesaggi che sino alla metà dell’800 erano contraddistinti da un carattere locale fortemente diversificato.
La scuola neoclassica di Gaetano Cima, con i suoi allievi che nella seconda metà del secolo operano nell’intero territorio regionale, segnerà profondamente il volto dei villaggi della Sardegna interna, e dell’Ogliastra tutta, contribuendo in maniera decisiva a definire quell’identità che assumiamo oggi come un portato complessivo e integrato. In sostanza, il “paese” che conosciamo è precisamente il prodotto di una linea di sviluppo che si svolge dalla “catastrofe insediativa” del Trecento sino all’800, e sulla quale però interviene il riformismo sabaudo e poi quello dello stato unitario con forme di modernizzazione e di innovazione che sono legate essenzialmente, in molti centri, alla nuova politica delle infrastrutture. Dovunque si aprano le nuove strade “nazionali” il paese viene profondamente ristrutturato dai nuovi percorsi, che lo incidono riorganizzando le gerarchie urbane: e proprio i nuovi allineamenti stradali, prodotto degli “sventramenti” urbani, costituiscono l’affaccio privilegiato dei palazzetti decorosi e “civili”, con le loro più o meno esplicite sfumature di neoclassicismo, che peraltro riutilizzano, ibridandole con le nuove regole del gusto neoclassico, le tecniche costruttive ed i materiali dell’edilizia locale, e vanno a costituire il campionario variegatissimo delle declinazioni “rurali” del tipo urbano del palazzo. Si tratta quindi della creazione di uno “stile nazionale” che nasce già prima dell’Unità e nella cui elaborazione lo Stato sabaudo è protagonista; un episodio estremamente consolidato e riuscito di modificazione modernizzante dei contesti tradizionali, nel quale politiche sociali, grandi iniziative infrastrutturali e cultura architettonica e del progetto si sostengono reciprocamente, dando luogo a una espressione dell’edilizia storica di particolare significato, perché capace di illuminare e dare consistenza di “paesaggio” ad uno specifico passaggio della storia e della cultura regionale tanto importante quanto misconosciuto.

06.05 Palazzo Piroddi

Fig. 05 –Lanusei: Palazzo Piroddi progettato dall’architetto cagliaritano Gaetano Cima, nell’attuale via Mameli che ha conteso alla via Roma il ruolo di strada principale.

 

Per maggiori approfondimenti si veda:

A. Sanna, Le culture abitative, in A. Sanna, F. Cuboni, I Manuali del recupero dei Centri storici della Sardegna – vol. II.1 - Architetture in Pietra delle Barbagie, dell’Ogliastra, del Nuorese e delle Baronie, DEI, Roma 2008.

Pubblicato in ARCHITETTURA E PAESAGGIO

I cortili

Appena il terreno lo permette, tuttavia, l’isolato si allarga per consentire alle unità edilizie una piccola pertinenza. Così le case, che nelle parti a più forte pendio hanno formato isolati spessi una o due cellule, e sono cresciute per addizioni di cellule lungo strada o in altezza, nei centri di collina possono trovare un rapporto più disteso col suolo in cui la cellula stessa cerca e trova una proiezione esterna. A quel punto, si dissolve la solidarietà stretta tra cellule, e si allentano anche i rigori dell’allineamento delle facciate sul filo stradale, mentre riappare una sensibile autonomia di dislocazione delle unità edilizie, che scelgono secondo proprie convenienze se avere la corte antistante, doppia o retrostante.

05.01 Baunei

Fig. 01 – Baunei: piccola corte antistante.

05.02 Tertenia

Fig. 02 – Casa a corte a Tertenia.

A ricostituire comunque l’unitarietà dei fronti urbani penseranno i recinti delle eventuali corti dislocate sul fronte strada, anche se alcune volte i fronti saranno resi più frastagliati da improvvisi scarti e arretramenti, o da scale esterne per superare i dislivelli dei piani stradali e di quelli interni agli edifici. Nello stesso tempo, ogniqualvolta il corpo di fabbrica non è sul filo strada, compaiono altri accorgimenti per convogliare le acque, soprattutto attraverso gocciolatoi allineati sul versante a monte delle cellule edilizie e convergenti attraverso vicoli o canalette interne alle corti sul sistema dei compluvi che innerva il centro urbano.

05.03 Tertenia

Fig. 03 –Tertenia: canale tra due abitazioni per lo scolo delle acque.

Naturalmente, il ruolo delle corti è comunque differente a seconda della loro collocazione. La corte antistante, quasi sempre estremamente ridotta nei centri della montagna, diventa lo spazio introduttivo alla casa, quindi un luogo in qualche misura sociale; mentre la corte retrostante assume sempre un ruolo più appartato e privato ed è generalmente destinata ad orto domestico. Tuttavia, il tipo con la corte si diversifica ben più sostanzialmente quando si passa dai centri di collina come Ilbono, Loceri, Tertenia o Triei a quelli di pianura come Bari Sardo, Tortolì, Girasole e Lotzorai in cui la corte assume un ruolo dominante.

05.04 Barisardo

Fig. 04 –Bari Sardo: casa a doppia corte.

La costruzione comunitaria del paesaggio urbano

In definitiva, il centro di montagna si presenta come il risultato di un equilibrio sempre in evoluzione tra l’individualismo delle cellule edilizie e dei nuclei familiari che le costruiscono ed i vincoli verso responsabilità più collettive e comportamenti edilizi più solidali. In questo senso spingono le severe condizioni ambientali, che costringono spesso le cellule a costruirsi e funzionare come un sistema solidale, nel quale ogni elemento ha una precisa collocazione nel tutto.

05.05 Urzulei

Fig. 05 – Urzulei: sostruzione edilizia a sostegno della strada a monte.

Nei centri a forte declivio, dove ogni angolo costruito nell’età premoderna era frutto di una dura lotta fra l’uomo e la montagna nel tentativo di addomesticare il pendio e renderlo abitabile, il rapporto tra percorso e cellule edilizie è stato sempre di mutua necessità, perché non poteva esistere una casa senza il percorso per raggiungerla, né era pensabile realizzare un percorso senza utilizzare i muri controterra delle cellule in sostruzione per livellare il pendio. Questo stato di necessità che ha caratterizzato la cultura costruttiva premoderna dei centri di montagna ha generato un’economia di spazi e la continuità dell’edificato, senza sfrangiature insolute nei confini con la campagna così tipico, invece, delle periferie contemporanee.

Nello stesso senso ha certamente agito, a partire dall’800, il processo di addensamento edilizio dei nuclei abitati dovuto all’incremento di popolazione che spesso è stato quasi del tutto riassorbito dentro i vecchi perimetri, provocando occupazioni degli spazi liberi residui e ulteriori crescite in altezza. Ma non sempre lo spazio coperto ha finito per diventare pertinenza esclusiva dell’abitazione che la fronteggia. Talvolta tale spazio, non cinto da mura, ha avuto un ruolo essenziale nel passaggio da comunità in cui la condivisione delle risorse era basata su relazioni sociali incentrate sul clan familiare a quelle in cui la condivisione aveva come ambito gruppi di persone allargati legati da rapporti di prossimità spaziale.

Sa “pratza”

Il modello aggregativo e sociale passa dal clan familiare, all’unità di vicinato, il cui fulcro è “sa pratza”, che viene quotidianamente rinsaldato per mezzo di azioni di mutuo soccorso e consolidato dai riti battesimali e di “comparato” che legano ancor più che la famiglia. “Sa pratza” non è altro che lo spazio non recintato antistante alla casa e destinato ad un uso semipubblico. Spesso è ottenuto dall’accostamento degli spazi appartenenti a più unità immobiliari adiacenti o contrapposte così da risultare più ampio. In esso si svolgevano molte delle attività domestiche quotidiane e, soprattutto nella bella stagione, veniva utilizzato come proiezione all’esterno della casa. Per questo motivo la porta di casa era sempre aperta, tranne che in assenza degli occupanti, per via del continuo scambio tra abitazione e pratza la quale spesso, quando disimpegnava i locali rustici dell’abitazione, era il vero fulcro della casa.

05.06 Villagrande

Fig. 06 – Villagrande: “pratza”.

05.07 Lanusei

Fig. 07 – Lanusei: “pratza” nel rione di Niu susu.

L’utilizzazione di questo spazio era in parte comune a tutti i prospicienti ed in parte esclusiva. Nella pratza, che se sorgeva sulla proprietà di un unico proprietario ne ereditava il nome (sa pratza de tzia ...), mentre gli uomini erano nei campi o nei pascoli, le donne e gli anziani di tutte le famiglie prospicienti trascorrevano il tempo condividendo i gesti domestici tra doveri e svaghi. In altri casi, per esempio durante i grandi lavori stagionali, veniva utilizzata singolarmente dalle singole famiglie, a rotazione, di modo che ciascuna potesse utilizzare l’intera superficie. Questo accadeva ad esempio nel periodo della vendemmia per la preparazione del vino, oppure per il taglio e la conservazione della legna, la sbucciatura, la preparazione e l’essicazione della frutta secca.

Lo spazio delle pratzas era tanto condiviso e utilizzato da tutti i prospicienti quanto rispettato e inviolato dagli esterni seppur nessuna barriera fisica ne impedisse l’accesso o lo distinguesse dallo spazio pubblico. In realtà i limiti esistevano ed arano ben marcati, seppur non fisicamente segnati, e derivavano dal rispetto reciproco tipico delle piccole comunità delle proprietà altrui e dalla conoscenza di tutti dell’ambito di appartenenza di ciascuno. Cosicché la corte antistante recintata era rara ed era utilizzata solamente per confinare le bestie da soma, o gli animali da cortile.

In questa forma di aggregazione fra più abitazioni si possono riconoscere dei caratteri simili a quelli delle corti comuni della Barbagia e della Baronia, ma mentre nelle pratzas ogliastrine non esiste un limite fisico che le separa dallo spazio pubblico, nelle corti comuni lo spazio è confinato e privato e utilizzabile solamente dai residenti.

05.08 Triei

Fig. 08 – Triei: “pratza” comune tra più unità edilizie.

05.09 Talana

Fig. 09 – Talana: “pratza”.

Per maggiori approfondimenti si veda:

A. Sanna, Le culture abitative, in A. Sanna, F. Cuboni, I Manuali del recupero dei Centri storici della Sardegna – vol. II.1 - Architetture in Pietra delle Barbagie, dell’Ogliastra, del Nuorese e delle Baronie, DEI, Roma 2008.

F. Cuboni, G. Izzo, Comune di Triei – Piano Particolareggiato del Centro storico – Relazione Generale, Università degli Studi di Cagliari, tesi del Master di II Livello in “Recupero e riqualificazione del patrimonio architettonico storico rurale”, a.a. 2006-2007.

F. Floris, Caratteri tipologici dell’edilizia minore: analisi e progetto a Tertenia, Università degli studi di Cagliari, tesi di laurea in ingegneria civile, Relatori proff. A. Sanna e F. Selva, a.a. 2000-2001.

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Giovedì, 12 Novembre 2015 12:48

B&B Pedras

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Giovedì, 12 Novembre 2015 12:46

B&B La casa di Tina

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