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I cortili

Appena il terreno lo permette, tuttavia, l’isolato si allarga per consentire alle unità edilizie una piccola pertinenza. Così le case, che nelle parti a più forte pendio hanno formato isolati spessi una o due cellule, e sono cresciute per addizioni di cellule lungo strada o in altezza, nei centri di collina possono trovare un rapporto più disteso col suolo in cui la cellula stessa cerca e trova una proiezione esterna. A quel punto, si dissolve la solidarietà stretta tra cellule, e si allentano anche i rigori dell’allineamento delle facciate sul filo stradale, mentre riappare una sensibile autonomia di dislocazione delle unità edilizie, che scelgono secondo proprie convenienze se avere la corte antistante, doppia o retrostante.

05.01 Baunei

Fig. 01 – Baunei: piccola corte antistante.

05.02 Tertenia

Fig. 02 – Casa a corte a Tertenia.

A ricostituire comunque l’unitarietà dei fronti urbani penseranno i recinti delle eventuali corti dislocate sul fronte strada, anche se alcune volte i fronti saranno resi più frastagliati da improvvisi scarti e arretramenti, o da scale esterne per superare i dislivelli dei piani stradali e di quelli interni agli edifici. Nello stesso tempo, ogniqualvolta il corpo di fabbrica non è sul filo strada, compaiono altri accorgimenti per convogliare le acque, soprattutto attraverso gocciolatoi allineati sul versante a monte delle cellule edilizie e convergenti attraverso vicoli o canalette interne alle corti sul sistema dei compluvi che innerva il centro urbano.

05.03 Tertenia

Fig. 03 –Tertenia: canale tra due abitazioni per lo scolo delle acque.

Naturalmente, il ruolo delle corti è comunque differente a seconda della loro collocazione. La corte antistante, quasi sempre estremamente ridotta nei centri della montagna, diventa lo spazio introduttivo alla casa, quindi un luogo in qualche misura sociale; mentre la corte retrostante assume sempre un ruolo più appartato e privato ed è generalmente destinata ad orto domestico. Tuttavia, il tipo con la corte si diversifica ben più sostanzialmente quando si passa dai centri di collina come Ilbono, Loceri, Tertenia o Triei a quelli di pianura come Bari Sardo, Tortolì, Girasole e Lotzorai in cui la corte assume un ruolo dominante.

05.04 Barisardo

Fig. 04 –Bari Sardo: casa a doppia corte.

La costruzione comunitaria del paesaggio urbano

In definitiva, il centro di montagna si presenta come il risultato di un equilibrio sempre in evoluzione tra l’individualismo delle cellule edilizie e dei nuclei familiari che le costruiscono ed i vincoli verso responsabilità più collettive e comportamenti edilizi più solidali. In questo senso spingono le severe condizioni ambientali, che costringono spesso le cellule a costruirsi e funzionare come un sistema solidale, nel quale ogni elemento ha una precisa collocazione nel tutto.

05.05 Urzulei

Fig. 05 – Urzulei: sostruzione edilizia a sostegno della strada a monte.

Nei centri a forte declivio, dove ogni angolo costruito nell’età premoderna era frutto di una dura lotta fra l’uomo e la montagna nel tentativo di addomesticare il pendio e renderlo abitabile, il rapporto tra percorso e cellule edilizie è stato sempre di mutua necessità, perché non poteva esistere una casa senza il percorso per raggiungerla, né era pensabile realizzare un percorso senza utilizzare i muri controterra delle cellule in sostruzione per livellare il pendio. Questo stato di necessità che ha caratterizzato la cultura costruttiva premoderna dei centri di montagna ha generato un’economia di spazi e la continuità dell’edificato, senza sfrangiature insolute nei confini con la campagna così tipico, invece, delle periferie contemporanee.

Nello stesso senso ha certamente agito, a partire dall’800, il processo di addensamento edilizio dei nuclei abitati dovuto all’incremento di popolazione che spesso è stato quasi del tutto riassorbito dentro i vecchi perimetri, provocando occupazioni degli spazi liberi residui e ulteriori crescite in altezza. Ma non sempre lo spazio coperto ha finito per diventare pertinenza esclusiva dell’abitazione che la fronteggia. Talvolta tale spazio, non cinto da mura, ha avuto un ruolo essenziale nel passaggio da comunità in cui la condivisione delle risorse era basata su relazioni sociali incentrate sul clan familiare a quelle in cui la condivisione aveva come ambito gruppi di persone allargati legati da rapporti di prossimità spaziale.

Sa “pratza”

Il modello aggregativo e sociale passa dal clan familiare, all’unità di vicinato, il cui fulcro è “sa pratza”, che viene quotidianamente rinsaldato per mezzo di azioni di mutuo soccorso e consolidato dai riti battesimali e di “comparato” che legano ancor più che la famiglia. “Sa pratza” non è altro che lo spazio non recintato antistante alla casa e destinato ad un uso semipubblico. Spesso è ottenuto dall’accostamento degli spazi appartenenti a più unità immobiliari adiacenti o contrapposte così da risultare più ampio. In esso si svolgevano molte delle attività domestiche quotidiane e, soprattutto nella bella stagione, veniva utilizzato come proiezione all’esterno della casa. Per questo motivo la porta di casa era sempre aperta, tranne che in assenza degli occupanti, per via del continuo scambio tra abitazione e pratza la quale spesso, quando disimpegnava i locali rustici dell’abitazione, era il vero fulcro della casa.

05.06 Villagrande

Fig. 06 – Villagrande: “pratza”.

05.07 Lanusei

Fig. 07 – Lanusei: “pratza” nel rione di Niu susu.

L’utilizzazione di questo spazio era in parte comune a tutti i prospicienti ed in parte esclusiva. Nella pratza, che se sorgeva sulla proprietà di un unico proprietario ne ereditava il nome (sa pratza de tzia ...), mentre gli uomini erano nei campi o nei pascoli, le donne e gli anziani di tutte le famiglie prospicienti trascorrevano il tempo condividendo i gesti domestici tra doveri e svaghi. In altri casi, per esempio durante i grandi lavori stagionali, veniva utilizzata singolarmente dalle singole famiglie, a rotazione, di modo che ciascuna potesse utilizzare l’intera superficie. Questo accadeva ad esempio nel periodo della vendemmia per la preparazione del vino, oppure per il taglio e la conservazione della legna, la sbucciatura, la preparazione e l’essicazione della frutta secca.

Lo spazio delle pratzas era tanto condiviso e utilizzato da tutti i prospicienti quanto rispettato e inviolato dagli esterni seppur nessuna barriera fisica ne impedisse l’accesso o lo distinguesse dallo spazio pubblico. In realtà i limiti esistevano ed arano ben marcati, seppur non fisicamente segnati, e derivavano dal rispetto reciproco tipico delle piccole comunità delle proprietà altrui e dalla conoscenza di tutti dell’ambito di appartenenza di ciascuno. Cosicché la corte antistante recintata era rara ed era utilizzata solamente per confinare le bestie da soma, o gli animali da cortile.

In questa forma di aggregazione fra più abitazioni si possono riconoscere dei caratteri simili a quelli delle corti comuni della Barbagia e della Baronia, ma mentre nelle pratzas ogliastrine non esiste un limite fisico che le separa dallo spazio pubblico, nelle corti comuni lo spazio è confinato e privato e utilizzabile solamente dai residenti.

05.08 Triei

Fig. 08 – Triei: “pratza” comune tra più unità edilizie.

05.09 Talana

Fig. 09 – Talana: “pratza”.

Per maggiori approfondimenti si veda:

A. Sanna, Le culture abitative, in A. Sanna, F. Cuboni, I Manuali del recupero dei Centri storici della Sardegna – vol. II.1 - Architetture in Pietra delle Barbagie, dell’Ogliastra, del Nuorese e delle Baronie, DEI, Roma 2008.

F. Cuboni, G. Izzo, Comune di Triei – Piano Particolareggiato del Centro storico – Relazione Generale, Università degli Studi di Cagliari, tesi del Master di II Livello in “Recupero e riqualificazione del patrimonio architettonico storico rurale”, a.a. 2006-2007.

F. Floris, Caratteri tipologici dell’edilizia minore: analisi e progetto a Tertenia, Università degli studi di Cagliari, tesi di laurea in ingegneria civile, Relatori proff. A. Sanna e F. Selva, a.a. 2000-2001.

Pubblicato in ARCHITETTURA E PAESAGGIO
Mercoledì, 19 Agosto 2015 20:38

Hotel Orlando

Pubblicato in Hotel in Ogliastra
Domenica, 08 Marzo 2015 16:44

La guerra di Monte Novu

Monte Novu è la porzione più a nord del territorio comunale di Villagrande Strisaili attualmente concesso in enfiteusi perpetua al Comune di Fonni. Le vicende che hanno portato a questa situazione si intrecciano tra cronaca e leggenda.

Pubblicato in STORIE
Domenica, 06 Novembre 2011 21:34

Gennargentu ogliastrino

Descrizione

Il nome del massiccio del Gennargentu ha origine nel sardo antico: Genna 'e argentu, ossia Porta d'argento. E' lo scisto grigio, la roccia che caratterizza la montagna, a giustificare un nome così evocativo.

In questo territorio sono comprese le vette più alte dell'Isola come il Bruncu Spina (1.829 m), la Punta Paulinu (1.792 m) e il tetto della Sardegna: Punta La Marmora (1834 m) nota anche con il toponimo sardo Perdas Carpìas (che significa "pietre spaccate" per via della facilità con cui lo scisto tende a frantumarsi), da dove nelle giornate più limpide si possono toccare con lo sguardo tutte le coste dell'Isola.

Dalle gelide sorgenti in quota nasce il Flumendosa, che con i suoi 122 km di lunghezza è il secondo fiume della Sardegna, scorre nella Barbagia, incassato in canyon, fino a raggiungere la piana alluvionale costiera per poi gettarsi in mare, vicino a Villaputzu.

Il massiccio costituisce il corpo centrale a cui si legano i monti circostanti della Barbagia, si distende sui vicini Supramonti e scivola fino al mare, a formare il Golfo di Orosei, un tratto di costa di 40 km, unico ed eccezionale, fatto di falesie e bastioni imponenti, calette da sogno, foci di codule tra cui quelle famose di Luna, di Sisine e Fuili: acqua trasparente e profondità intatte, grotte meravigliose come quella famosa del Bue marino.

Fauna

Molto ricca la fauna, anche se ha subito sensibili riduzioni e, in alcuni casi, gravi estinzioni, come quelle del cervo e del daino sardo, dell'avvoltoio monaco e del gipeto.

Quella che ancora resiste è comunque eccezionale: a cominciare dal muflone, bella pecora selvatica, uno degli animali simbolo della Sardegna, dalle forti corna a spirale; un tempo, a causa dei bracconieri, in serio pericolo di estinzione, oggi è in sensibile ripresa. Infatti, soprattutto durante la primavera, è ormai frequente l'incontro con le femmine di muflone che guidano i piccoli al pascolo. Nel cielo del Gennargentu vivono le aquile reali, con alcune coppie nidificanti, i grandi corvi imperiali, i falchi pellegrini e le poiane.

Flora

Nonostante sia rimasto selvaggio nel tempo, lo scenario dei Gennargentu di oggi non è quello delle origini: dove nei secoli scorsi si estendeva un manto di boschi, solo in parte sopravvissuti allo scellerato taglio della fine dell' 800. Oltre alle boscaglie di agrifoglio, tasso e ontano, oggi si estendono pascoli e steppe, in particolare nelle fasce più alte del comprensorio.

E' comunque un ambiente che ha raggiunto un suo equilibrio, arricchito dalla presenza di specie vegetali interessanti e spesso endemiche come la Digitalis Purpurea. Splendide sono le fioriture di peonia, di genziana e di rosa selvatica inoltre sono diffusissimi i funghi. Oltre i 1.200 metri, si estendono ampi prati erbosi mentre, più in alto, subentra l'ambiente rupestre; durante la primavera l'aria è inebriata dal forte aroma del timo che costituisce uno degli elementi più importanti delle fasce ad arbusti spinosi. In località Tedderieddu si trova il bellissimo e naturalisticamente importante bosco di tassi secolari unico esempio del genere in Europa. Qui si possono ammirare antichi ginepreti e una delle querce più grandi d'Europa: S'Ilixi 'e Perreddu, per comprendere le sue dimensioni si pensi che sotto la sua chioma di oltre 40 metri di diametro possono trovare riparo oltre 500 pecore.

Archeologia

Lo scenario è contornato da alcuni insediamenti nuragici come il villaggio di Ruinas, situato a 1300 metri d'altezza è il più alto della Sardegna, i resti delle circa 300 capanne nuragiche con al centro la reggia ancora ben conservata testimoniano un passato ricco e fiorente; da segnalare anche il nuraghe Unturgiadore (il cui nome ricorda l'avvoltoio, in sardo s'unturgiu) e la tomba dei giganti di Su Scusorgiu (il tesoro nascosto)

Accesso

La più comoda via di accesso è dalla SS 389 dove, in prossimità della stazione ferroviaria di Villagrande Strisaili, si potrà attraversare un ponte in pietra che permette di accedere alla strada provinciale che costeggia il Lago Alto del Flumendosa fino a raggiungere un grande masso di granito sulla quale è stata scolpita una mappa con i punti di interesse del Gennargentu.

Mappa

 

Pubblicato in DA VEDERE IN OGLIASTRA
Lunedì, 25 Luglio 2011 23:13

VILLAGRANDE STRISAILI

COMUNE DI VILLAGRANDE STRISAILI

Villagrande Strisaili Stemma

Altitudine 750 m s.l.m.
Superficie 210,8 Km2
Abitanti 3.311 (01-01-2015)
Densità 15,71 ab./Km2
Frazione Villanova Strisaili
CAP 08049
Prefisso 0782
Cod. ISTAT 105023
Cod. Catasto L953
Nome abitanti Villagrandesi
Patrono San Gabriele Arcangelo
Festivo 1 Agosto
Sindaco Giuseppe Loi (25-05-2014)
Sito web www.comune.villagrandestrisaili.og.it

 

Il territorio di Villagrande Strisaili comprende oltre ventunomila ettari che si estendono dalla punta di Bruncu Spina (1.828 metri), nel cuore del Gennargentu, sino al Salto di Quirra; confina con la Barbagia ed è immerso nel cuore dell'Ogliastra; è un centro agro-pastorale della nuova provincia e dista 26 km dal porto e dall'aeroporto di Arbatax. 
 
E' un paese di circa 3.300 abitanti, compresa la frazione di Villanova Strisaili, disposto su un costone che domina il mare d'Ogliastra, riparato dai venti da alcune montagne che si elevano per oltre 1000 metri, come Monte Orguda, Monte Isadalu, Monte Idolo e Monte Suana, in uno scenario unico, tra boschi di leccio e di macchia mediterranea intensamente profumata
 
Ad occidente del paese si trova il bosco di Santa Barbara, ricco di sorgenti di acque freschissime e di lecci secolari, e a nord est di Santa Barbara si può raggiungere la panoramica Punta Monte Suana, a 1.165 metri, con uno splendido belvedere tappezzato d'estate di timo dal si intravede ad est il mare e a sud il bosco di Santa Barbara e la vasta foresta di Oreddu; a nord est dell'abitato si trova la strada panoramica per Talana, lunga 9km, con spettacolari vedute e antichi ponti come quello sulla cascata di sa Rutta de Bandios, cosi chiamata perché, secondo la leggenda, dietro la cascata c'era una grotta utilizzata come rifugio dai banditi. 
 
Attraverso una gola selvaggia, scavata da un torrente nel granito profidico, si accede al villaggio nuragico di Praidas, ancora in buono stato di conservazione. Il territorio infatti è stato abitato sin dai tempi più antichi, cosi come attestano la presenza prenuragica di numerose domus de janas, dolmen, grotte e circoli tombali risalenti al 3500 a.C., considerati veri e propri luoghi di culto megalitici. Ci sono inoltre sette tombe dei giganti risalenti al 2000 a.C. e diasette nuraghi tra semplici e coplessi datati a partire dal 1600 a.C.. 
 
Nel vasto territorio villagrandese si trovano numerosi ovili isolati, che vengono utilizzati dai pastori da aprile a novembre. L'estensione territoriale consente l'allevamento, prevalentemente alla stato brado, di bovini, equini e suini e la conduzione di migliaia di alveari. La fauna è caratterizzata da numerosi cinghiali, mufloni, volpi, martore, mentre nelle aree montuose è presente una consistente selvaggina. 
 
Non è raro notare nella catena montuosa del Gennargentu il planare di avvoltoi, di falchi e persino dell'aquila reale. Nel Lago Altoflumendosa si possono pescare trote, cosi come è facile pescarla nei fiumi, sulle cui sponde si può notare la presenza del tritone, un salamandride rara in Sardegna.
 
Paola Selenu
 
Ogliastra, Antica Cultura - Nuova Provincia, i Paesi
 
Mediateca Ogliastrina
Pubblicato in Comuni dell'Ogliastra
Giovedì, 14 Luglio 2011 09:48

Comuni dell'Ogliastra

L'Ogliastra è situata nella zona centro orientale della Sardegna. Appare come un anfiteatro naturale delimitato dalle montagne. Si affaccia ad est sul Mar Tirreno, confina a nord-ovest con la Provincia di Nuoro e a sud-ovest con la Provincia di Cagliari. Il suo vasto territorio è prevalentemente collinare/montuoso comprendendo il massiccio del Gennargentu con la sua vetta più alta, Punta La Marmora 1834 m slm, le piccole porzioni di pianura sono collocate in prossimità dei paesi costieri. La Provincia istituita nel 2005 comprende 23 comuni, con i suoi 1.854 Kmq è 75esima per superficie rispetto alle 110 province italiane, mentre con i suoi 58.000 abitanti circa è ultima per la quantità di popolazione e la stessa posizione in classifica la ottiene per la densità di abitanti per Kmq (31,5 ab/Kmq).  Il clima è generalmente mite, i venti costanti e talvolta impetuosi.

Pubblicato in Non categorizzato