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Giorgio Altieri

Giorgio Altieri

La tradizione popolare trova nell’accensione del fuoco una delle sue espressioni più significative, che rimanda ad epoche storiche alquanto remote. Alcune ritualità, piuttosto diffuse in Sardegna, evidenziano ancor oggi la centralità dell’elemento fuoco che permane in alcune rappresentazioni di origine talvolta pagana ma che con l’avvento del cristianesimo sono entrate a far parte di alcuni suoi riti religiosi perdendo così il loro significato originario. La stessa simbologia, che si lega a tale elemento, evidenzia il significato intrinseco del fuoco, volto ad esprimere aspetti che in qualche modo prescindono da ogni legame con la ritualità propria del mondo cristiano, e la stessa fraseologia, ancor oggi in auge, fa riferimento al fuoco discostandosi da un linguaggio che ha una valenza connaturata alla sola religiosità. Sono frequenti, infatti, espressioni come “acchiccai fogu”, “contus de fogili”, “giogai cun su fogu”, “bettai linna a fogu” ecc..., ai quali si contrappone il riferimento della dedicazione ai tre santi de “is fogoronis”, dove la pratica dell’accensione del fuoco assume il significato religioso di un momento devozionale. Al fuoco, tuttavia, vanno attribuite alcune proprietà che possono considerarsi il retaggio di alcune credenze paganeggianti, ancora vive tra le popolazioni rurali.

Martedì, 29 Novembre 2011 19:34

Soprannomi dei paesi ogliastrini

Soprannomi-paesi-ogliastrini

Per celebrare simpaticamente l'appartenenza a uno o l'altro paese in Ogliastra (ma anche nel resto della Sardegna) si sono attribuiti vari soprannomi per ironizzare ipotetiche consuetudini o modi di essere, a volte piuttosto crudi, dei vari abitanti delle 23 comunità ogliastrine.

Quelli che sono ancora vivi nella tradizione orale sono:

Paesi

Soprannome 

Traduzione

Motivazione

Arzanesu Scoa quaddus Tagliatore di code di cavalli Venivano tagliate le code ai cavalli per impiegare i peli per la creazione di trappole per uccelli
Bariesu Mass'e meloni Pancia a forma di anguria
Baunesu Tedescu de fundu 'e monti Tedesco di valle
Elinesu Brodu Brodo
Gairesu Facc'e luna Faccia di luna Poichè credevano che il rispecchiarsi della luna nell'acqua fosse una forma di formaggio. 
Irvonesu Spogia santusu o Spara santus Spoglia santi o Spara santi Quest'ultima definizione deriverebbe da un'episodio in cui un ilbonese sparò alla statua di un santo
Jerzesu Binu axedu Vino diventato aceto
Lanuseinu Caga muredda o Corru 'e berbei Defeca muretto o Corno di pecora
Loceresu Figu lada Fichi appiatiti
Seui Passa e fui Passa e scappa Alcuni ne fanno derivare l'origine dalla scarsa ospitalità dei seuesi. Gli abitanti di Seui aggiungono alla frase "e torra a incui" cioè Passa, scappa e torna lì
Tortoliesu Cauli 'e frori Cavolfiore Deriverebbe dalla grande quantità di cavolfiore prodotto e consumato a Tortolì
Ulassesu Fura craba Ruba capre
Biddamannesu Origudu Con le orecchie grandi La testardagine dei villagrandesi viene paragonata a quella proverbiale dell'animale delle orecchie lunghe cioè l'asino

 

Mercoledì, 23 Novembre 2011 17:04

Proverbi ogliastrini

Proverbi

Cun macos e cun su fogu, ne meda vicinu ne meda a tesu - Con i matti e con il fuoco ne tanto vicino ne tanto lontano

 

Mellusu unu coccoi oe che una pudda crasi - Meglio un uovo oggi che una gallina domani

 

Pedde mala no 'nde moridi - I cattivi hanno la vita più lunga dei buoni

 

Erriu mudu traditore - Fiume silenzioso, carico di pericoli

 

A biasa un'istrobbu portada fortuna - Talvolta un disguido porta buona sorte

 

In sa cosa dividia s'angelu si due seccede - Nella roba divisa gli angeli ci si seggono

 

Chie no bajulat brullas non intret in giogu - Chi non sopporta scherzi non entri in gioco

 

Papari bambu, papari sanu - I cibi poco salati sono cibi sani

 

Su cristianu est che su terrenu: no nde li enzat cantu nd'agguantat - L'uomo è come la terra; in grado di sopportare tutto ciò che gli piomba addosso

 

Sa passientzia est de sos sabios - La pazienza è dei saggi

 

Chie tantas nde faghet una nd'at a piangher - Chi commette scelleratezze in abbondanza ne piangerà pur sempre qualcuna

 

Chi olese biviri sanu, pesa prestu a mangianu - Se vuoi vivere in buona salute, la mattina alzati presto

 

A chie su pagu non mesurat, su meda pagu durat - Chi è incapace di misurare il poco non dureranno molto neanche le grandi ricchezze

 

Inue no b'at remediu no balet matana - Nelle cose irrimediabili è inutile angustiarsi

 

Amigu de sa tazza, durat de pazza - Amico del bicchiere, dura quanto la paglia

 

Chi non buffada in cumpangia, esti unu furuncu o una spia - Chi non beve in compagnia o è un ladro o è una spia

 

Chini si bagnada in austu, non assaggiada su mustu - Chi si bagna in agosto, non assaggia il mosto

 

Ispidu fattu, petza annunciat - Lo spiado fabbricato, annuncia carne

 

Chi olese binu in sa cuba, a marsu puda - Se vuoi vino nella botte a marzo devi potare

 

Chini marrada sa ingia in austu, prenede sa cuba de mustu - Chi zappa la vigna ad agosto, riempie la botte di mosto

 

De sa linna e su logu ist'a fare su fogu. - Con la legna del posto fai il fuoco, ovvero arrangiati con le cose che hai a disposzione.

 

Sa brocca andada a funtana sinu a candu no si segada - La brocca va in fontana fino a quando si rompe.

 

Non c'esti pagu ki no bastada e non c'è meda ki no accabbada - Non c'è poco che non basta e non c'è molto che non finisce.

 

Solu kini manixada sa tulla iscidi eittan c'esti a intru e se pingiada - Solo chi utilizza il mestolo sa cosa c'è dentro la pentola.

 

Iscidi prusu su maccu in dommu sua ke su sanu in dommu axena - Sa più il matto di casa sua che non il sano di casa altrui. 

 

Ki non fu po su mali no si fu mortu margiani - Se non era per il male la volpe non sarebbe morta. 

 

Maistru 'e ferru, spidu 'e linna - Maestro di ferro ma con spiedo di legna (il colmo per un fabbro)!

 

Arriali malu, pixi pudesciu - Pochi soldi, pesce puzzolente.

 

Venerdì, 16 Settembre 2011 17:25

Il carro ogliastrino

Carro-Ogliastrino

Il giogo di buoi (su juu in sardo-ogliastrino) era uno dei cardini della civiltà contadina sarda oltre ad essere anche una delle espressioni culturali e sociali più immediate. Il solo fatto di possederne uno esprimeva il benessere economico della famiglia, non la ricchezza vera e propria, ma significava avere la facoltà di un lavoro continuo e redditizio. La coppia di buoi veniva utilizzata per quasi tutte le operazioni della vita contadina abbinandolo con i due strumenti principali: il carro e l'aratro anche se quello più impiegato era il primo.

La tradizione della fabbricazione di carri è antica in Ogliastra e ha conosciuto i suoi fasti fino all'introduzione diffusa dei mezzi a motore in particolare fino agli anni '60, quando è iniziata la sua parabola discendente anche se bisogna evidenziare che questo declino non ha completamente annientato questa tradizione poichè in alcuni terreni difficilmente raggiungibili con i mezzi meccanici è ancora l'unico attrezzo che possa essere impiegato per la lavorazione della terra. Per esemplificare questo decadenza si pensi che ad Arzana fino agli anni 50/60 erano in attività 6 carri mentre già negli anni settanta il numero era ridotto ad 1 solo.

Parlando di carri a buoi, prima di tutto bisogna fare una distinzione tra il termine Su Maistru 'e carru, che identifica l'artigiano costruttore, da Su Carradori che invece indica il conduttore del carro.

La colorazione dei carri aveva la duplice funzione di protezione del legname e di "pubblicità" dell'artigiano che lo aveva prodotto.
Per esempio a Lanusei erano presenti 2 Maistrus 'e carru, i fratelli Aresu, Giulio li colorava di celeste mentre Mario impiegava il rosso. Non di rado capitava che quando il carro veniva riparato da un'artigiano diverso da quello che lo aveva prodotto quest'ultimo applicava la sua colorazione facendo avere una colorazione duplice oppure si poteva avere una evidenza di questa prassi quando la colorazione superficiale si scrostava, magari per le intemperie, e celava sotto un colore diverso.
Altre colorazioni note erano il rosso a Baunei e l'arancione ad Ilbono. 

 

 

Le parti principali del carro sono:

  • Sa Scala: è la carcassa del carro e deriva da un unico tronco di leccio nella maggior parte dei casi o più raramente da un tronco di olmo.
  • Su Lettu 'E Su Carru: è il ripiano di carico ottenuto con la sovrapposizione di robuste tavole alla carcassa. Le tavole erano una decina circa, anch'esse in legno di leccio e venivano fissate alla carcassa tramite grossi chiodi di ferro lunghi anche più di 20 cm.
  • Is Costanasa: sono le sponde del carro e venivano costruite tramite due montanti a sezione quadrata uniti da due o più tavole.
  • Is Orrodasa: sono le ruote, la parte più rifinita e più complessa tecnicamente poichè richiedeva grande maestria nel taglio del legname e nell'assemblaggio.
    I componenti erano:
    • Su Cuartu: nonostante il nome che indica la "quarta parte" era una delle sei parti uguali che componeva il cerchione di legno esterno. Potevano essere prodotte in legno di leccio, olmo od olivastro. Prima di essere assemblate dovevano avere almeno un anno di stagionatura;
    • Is Ràggiusu: sono i raggi che collegano "is cuartusu" al mozzo. Sono 2 per ogni "cuartu" quindi 12 in tutto. Il metodo di assemblaggio era ad incastro;  
    • Su Buttu: è il mozzo della ruota ricavato da un blocco unico di leccio, oltre ad avere la funzione di fissare tutti i raggi, accoglie in tutta la sua lunghezza "sa bùsciula";  
    • Sa Bùsciula: è il cilindro in ferro inserito dentro ogni mozzo che ha la funzione di accogliere il palo che collega le due ruote; 
    • Su Lamone: è il cerchione della ruota, fatto in metallo e sagomato artigianalmente per unire tutti "is cuartusu" e dare resistenza alla ruota.
  • Su Palu: è il palo in ferro che collega e sostiene le due ruote. A sua volta è fissato dentro "sa cascia".
  • Sa Càscia: è un parallelepipedo di legno lungo circa un metro e scanalato lungo l'asse maggiore per accogliere "su palu". Lasciava sporgere circa 30-35 cm del palo per lato per permettere di inserire le ruote.
  • Su Coscinettu: è l'elemento principale del sistema frenante ed è costituito da un tacco di legno morbido (ontano o fico) che spinto da "sa meccanica" blocca la ruota.
  • Sa Meccànica: è il dispositivo del sistema del sistema frenante preposto a spingere "su coscinettu" contro la ruota.
  • Su Juali: è il giogo che permette di accoppiare i buoi.

 

Martedì, 30 Agosto 2011 23:29

Campanilismi in Ogliastra

campanilismo

In tutto il mondo esistono campanilismi più o meno accesi ma tutti derivano dal profondo attaccamento alla propria comunità, ai suoi usi e alle sue tradizioni. 
La difesa di questi valori determina uno spirito di rivalità anche molto accesa con i centri vicini e anche l'Ogliastra non è esente da questa deformazione dettata dall'orgoglio di appartenenza ad una comunità.

In particolare la più accesa è quella tra Lanusei e Tortolì poiché, come accade in tutta Italia e non solo, sono i due centri più importanti della zona. Questa peculiarità li ha fatti da sempre contendere lo scettro di regina d'Ogliastra in quanto Lanusei è il centro amministrativo storico, sede di tribunale, carcere, ospedale, ecc..; mentre Tortolì è il  centro economico più dinamico, dotato di una grande area industriale e sede di porto e aeroporto. La rivalità ha toccato i suoi picchi negli anni '80-'90 del secolo appena trascorso, dove soprattutto tra i giovani erano frequenti le collutazioni per il "rispetto del territorio". I nomignoli che vengono attribuiti reciprocamente sono "africanusu" (africani) ai tortoliesi per significare il clima piuttosto caldo/umido e "montanginusu" ai lanuseini che identifica in senso dispreggiativo la gente di montagna.

Un'altra ostilità è tra Bari Sardo e Tortolì che fonda le radici vari decenni addietro principalmente per l'abitudine dei ragazzi di Tortolì di andar a conquistare le ragazze di Bari Sardo note per la propria bellezza. Ovviamente tale attività non era gradita ai ragazzi del paese più piccolo che per evitare di vedersi privare delle ragazze più belle, saltuariamente attendevano i ragazzi di Tortolì nel ponte sul Rio Mannu all'ingresso del paese.

Anche Villagrande Strisaili e Arzana non vedevano di buon occhio gli abitanti di Tortolì, nonostante la maggior parte dell'imprenditoria tortoliese affonda le radici in questi due paesi di montagna.
A proposito di questa rivalità si può citare un'avvenimento emblematico:

Alla fine degli anni '70, al lido di Orrì, avvenne una rissa tra due comitive una di tortoliesi e una di arzanesi e nonostante i futili motivi questa occasione riscaldò i già esuberanti animi dei giovani dei due paesi. L'estate era ormai al suo termine e proprio in quel periodo (ultima domenica di Agosto) ad Arzana si festeggia San Vincenzo Ferreri che da sempre calamita gente da tutti i paesi limitrofi, compreso Tortolì. In quei giorni numerosi ragazzi di Arzana effettuarono una sorta di "selezione all'ingresso", poichè a tutte le persone che arrivavano ad Arzana veniva chiesto di pronunciare "Cauli" (cavolo in  lingua sarda). Questa espediente voleva essere una cartina tornasole per l'individuazione dei giovani di Tortolì poichè la parlata del paese costiero tende a raddoppiare le elle. Insomma chiunque rispondeva "Caulli" veniva mandato via o peggio malmenato.

Altra storica ostilità è tra i due paesi confinanti Baunei e Triei che si dicono reciprocamente "tedeschi" nel senso che non vengono considerati connazionali. Inoltre i baunesi sovente dicono che a Triei hanno iniziato a giocare a calcio quando dal campo sportivo di Baunei è caduto un pallone (poichè il campo è posto a monte rispetto all'abitato di Triei). Questa rivalità probabilmente deriva dalla separazione delle terre fertili e pianeggianti attorno all'abitato di Ardali che inizialmente era una frazione di Baunei. In seguito alle richieste di annessione di Ardali al Comune di Triei gli abitanti chiesero anche di ottenere la proprietà delle terre e non solo il confine amministrativo che però appartenevano ad abitanti di Baunei. Questo creò parecchi attriti tra le due popolazioni. Ma è emblematico l'esempio della festa di San Lussorio che viene organizzata ogni anno da un gruppo di "fedales" (coetanei) di Baunei in territorio di Triei.

Anche alcuni dei paesi periferici della provincia non hanno resistito alla tentazione di tenere ben distinte le tradizioni dei rispettivi comuni, una delle rivalità più marcate è tra i paesi di Talana e Urzulei.

 

Lunedì, 15 Agosto 2011 00:22

Le misure antiche in Ogliastra

Sa-Brocca

In Ogliastra, come in tutto il resto della Sardegna, per gli scambi commerciali venivano impiegate delle misure differenti dal chilogrammo. Tali misure vengono declinate frazionando quello che viene definito "Mou", che nella letteratura del Regno di Sardegna di metà '800 viene riportato anche come "Starello di Cagliari".

Queste misure, nonostante siano state soppiantate dalla standardizzazione introdotta con le misure metriche, venivano impiegate regolarmente negli scambi commerciali dei prodotti della terra fino agli anni '70. Attualmente "s'imbudu" viene ancora adoperato prevelentemente nella vendita delle castagne pochi altri prodotti.

Le misure principalmente venivano impiegate per "pesare" i prodotti secchi della terra ma di fatto ne veniva quantificata la capacità dei contenitori.

I prodotti erano principalemente il grano (trigu), l'orzo (òrgiu), il mais (cijilianu o trigumoriscu), i ceci (cìjiri) e le fave (faa).

Di seguito una sintesi delle misure antiche:

 Nome misura   Equivalente in litri   Equivalente in "imbudus" 
 MOU  48 litri  16 imbudus / 2 carras
 CARRA  24 litri  8 imbudus
 CARTU  12 litri  4 imbudus / mesu carra
 CARTUCCIU  6 litri  2 imbudus
 IMBUDU  3 litri  1 imbudu
 LIBBRA  1/3 litro  1/9 imbudu

 

Mentre per quanto riguarda la quantificazione del vino veniva espressa con "Sa Brocca" che differiva però da paese a paese. In particolare a Lanusei e Arzana misurava 14 litri mentre a Jerzu e Bari Sardo 12 litri. 

Invece le botti per il vino che genericamente venivano chiamate Cupa o Cuba, in base alla dimensione venivano chiamate in diversi modi:

  • Carracciolu che conteneva 8 brocche (circa 100 litri)
  • Carrada che conteneva 16 brocche (circa 200 litri)
  • CarrattelluCarradellu conteneva 100 brocche (circa 1400 litri)

 

Infine con il nome di Cuppittu si identificava il tino cioè la botte aperta nella parte superiore dove veniva fatto giacere il mosto dopo la spremitura, in legna di castagno

 

Imbudu brocca

Venerdì, 07 Settembre 2012 23:49

Hyknusa

Domenica, 22 Gennaio 2012 00:23

Mufloni in Ogliastra - Sardegna

Martedì, 13 Dicembre 2011 19:40

II° Ronde Rally Ogliastra

 

 

Marco Depau - Fabio Cadore (Peugeot 206 WRC)

 

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