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Matteo Loddo

Matteo Loddo

Mercoledì, 10 Giugno 2020 20:59

Sa Seada

Che cos'è Sa Seada

Uno dei dolci più amati da noi sardi e dai visitatori della nostra amata terra, è la Seada.

Un dolce che tra i tanti della tradizione dolciaria sarda, ha ottenuto più popolarità.

Secondo alcuni studi, questo prelibato dolce, è originario dell’Ogliastra settentrionale e della confinante Barbagia di Ollolai, in particolare nelle zone di Urzulei e Dorgali.

Il dolce, fortemente legato alla pastorizia, si ritiene abbia avuto modo di essere esportato nelle altre zone della Sardegna, grazie alle transumanze del commercio dei pastori, in particolare verso le coste nord del Lugudoro e della Baronia, prendendo denominazioni differenti, come ad esempio Sebadas, Sevadas e Sevata.

Si presenta con una forma discoidale, e nella maggior parte delle volte, la sfoglia viene decorata con disegni di tradizione tipica sarda.

Ma andiamo ora nel dettaglio per vedere quali sono i semplici ingredienti da utilizzare e il procedimento di preparazione.

Ricetta de Sa Seada

Ingredienti

• Farina di semola di grano duro sardo (rimacinato) 500g
• Strutto animale 50g
• Acqua tiepida q.b.
• Sale (pizzico)

Ingredienti per il riepieno

• Formaggio fresco acido (casu Furriau in sardo)
• Scorza di limone o arancio

Preparazione

Creare dei dischi con il formaggio di circa 12–15 cm di diametro e 8 mm di altezza.

Successivamente preparare la sfoglia, quindi semola sarda, acqua tiepida e strutto lavorata finemente.

Stendere il tutto e porre, sopra la sfoglia distesa, i dischi di formaggio precedentemente tagliati.

Riprendere la forma del disco di formaggio lasciando uno spazio di almeno 5 mm nel bordo della pasta e poi ricoprire il disco di formaggio con un altro disco di pasta della stessa misura.
(E’ possibile decorare i 5 mm assicurando una buona chiusura)

Dopo aver chiuso bene la Seada e non aver lasciato molta aria all’interno del dolce, si prosegue con la cottura, che dev’essere fatta in olio e.v.o. caldo, possibilmente abbondante.

La cottura del dolce si può recepire quando l’olio inizia a “scoppiettare”.

Questo afferma che la pasta si è leggermente aperta e che il formaggio è ben cotto, quindi togliere immediatamente dall’olio, scolare, e servire il dolce ben caldo con una cosparsa di miele sopra.

 

Curiosità e varianti

L’origine del nome è incerto.

Alcuni studiosi ritengono che il nome del dolce derivi dallo spagnolo “Cebar” ossia cibare, alimentare. Altri studiosi sardi, ritengono che il nome derivi da termini come sebu o seu, inteso come grasso animale.

Particolare attenzione va riposta nella pronuncia del nome del dolce, che in italiano viene erroneamente citato confondendo il singolare Seada con il plurale Seadas o Sebadas. Da qui bisogna chiarire che la lingua sarda, è una lingua della branca romanza, e quindi l’uso della s, aggiunta a fine parola, ottiene il plurale. ( Sa seada, Is/Sas Seadas)

Un’antica tecnica di guarnizione della Seada poco utilizzata, ma particolarmente efficace nell’esaltazione del gusto del miele, è la tecnica chiamata in sardo “ammerrare sa seada”. Essa consiste nel portare ad ebollizione dell’acqua con del miele in un pentolino, per poi affondare la seada dentro il liquido stesso, ottenendo un croccante rivestimento di miele, sottile e dolce, dandogli un aspetto lucido e vetroso.

Verosimilmente, alcuni palati preferiscono, al posto del miele o dello zucchero semolato, il sale come guarnizione, virando totalmente il gusto del piatto e difficilmente potendolo identificare come dolce. Da provare come aperitivo.

Mercoledì, 27 Maggio 2020 08:42

Arrubiolus

Cosa sono Is Arrubiolus

Tra i tanti dolci tipici sardi, che la tradizione ha tramandato sino ai giorni nostri, troviamo “Is Arrubiolus”, chiamati differentemente anche Brugnolusu, Rujolos, Orrubiolusu, Turonzos, Bubuzones in base alla località e al paese di origine.

In italiano vengono denominati “Castagnole sarde”.

Cambia solo il nome ma non gli ingredienti base.

Infatti questi dolci tipici della tradizione montana sarda, tocca e affonda le sue radici anche nella zona dell’alta Ogliastra, dove nelle ricorrenze delle festività del carnevale sardo, vengono serviti come buon auspicio.

Ai nostri occhi si presentano arrotondati, quasi a formare delle palline. Il loro ingrediente base è la ricotta di pecora o di capra, che forma il cuore del dolce stesso. Dolce che per essere ultimato viene fritto e zuccherato.

Ma ora vediamo brevemente come si possono realizzare e gustare queste deliziose palline dolci.

Ricetta de Is Arrubiolus

Ingredienti

  • farina 250 g
  • ricotta fresca 250 g
  • zuchhero semolato 50 g
  • uova 150 g
  • lievito in bustina 12 g
  • sale 6 g
  • scorza grattuggiata di arancia 15 g
  • zafferano in bustina 8 g

Preparazione

In una ciotola di medie dimensioni, unite la ricotta e lo zucchero semolato, e lavorate il tutto rendendola una crema.

In questo, aggiungete la scorza di arancia, lo zafferano, il lievito in bustina, il sale e le uova.

Continuate a lavorarla per far si che tutti gli ingredienti risultino ben amalgamati.

Unite la farina gradualmente per ottenere un ottimo impasto denso.

Nel frattempo che l’impasto si lascia riposare per mezz’ora, preparate in una padella l’olio per la frittura e riscaldatelo.

Con l’ausilio di un cucchiaio, cercate di formare delle piccole palline e versatele nell’olio.

Il termine della cottura si ottiene quando il dolce acquisisce un colore rosso-bruno, quindi scolate e cospargere il tutto con dello zucchero semolato.

Curiosità e varianti

Alcune tradizioni locali aggiungono all’impasto anche la scorza del limone, del formaggio fresco grattugiato e un cucchiaino di “Abba Ardenti” (grappa sarda).

Inoltre, a fine cottura, in alternativa allo zucchero semolato, si può utilizzare del miele o dello zucchero a velo.

Si dice che il nome di questo antichissimo dolce, derivi dalla parola Orrùbbiu, il cui significato in italiano è rosso. Il dolce infatti, assume questo colore caldo, con l’uso del tuorlo d’uovo e dello zafferano. Rosso che verrà ravvivato al momento della frittura.

Martedì, 26 Maggio 2020 15:45

Rocce Rosse di Arbatax

Descrizione

Uno dei tanti e bellissimi monumenti naturalistici che il territorio ogliastrino offre ai visitatori, sono le Rocce Rosse (o scogli rossi) di Arbatax, ubicate nell’omonima frazione di Tortolì, al centro della costa est della Sardegna.

Denominate anche “cattedrale nel mare”, si presentano agli occhi dei visitatori con uno splendido rosso porfido, materiale lavico dal quale sono formate.

La presenza di falesie, dello stesso materiale che sovrastano il panorama circostante, abbracciano la costa e le rocce stesse, riflettendo tutta questa bellezza naturalistica in un bellissimo mare di color verde e azzurro smeraldo. Il monumento arriva a toccare i 15 m di altezza, che, nella stagione estiva, è meta di giovani temerari e avventori di tuffi mozzafiato.

Come sono nate

Tra le tante peculiarità del monumento e del piazzale circostante, che fu una miniera di estrazione di materiale naturale utilizzato per il porto stesso e il borgo marinaro nel suo decoro urbano, spiccano alcune di particolare interesse.

Tra queste meritano menzione, ruderi incastonati nelle rocce, a ridosso del mare, testimonianza di un passato non troppo lontano.

Questi ruderi, un tempo casette, crollate nel tempo per incuria e intemperie, in passato furono dei rifugi, usati da minatori e scalpellini durante la costruzione del porto di Arbatax agli inizi del 1900. Si narra che anche il foro presente nel monumento stesso, sia stato usato come riparo per i lavoratori di quel tempo, e testimone di questo è la presenza di segni edili in calce e pietra, presenti nelle rocce rosse.

Scenografia naturale e Attrattore turistico

Il piazzale degli scogli rossi, oggi, viene utilizzato per manifestazioni culturali e concerti d’ampio interesse nazionale e internazionale, come ad esempio il festival "Rocce&Rosse Blues", e il "RedValleyFestival" dove ogni anno, nel periodo estivo, si esibiscono dj e personaggi noti dello spettacolo e della musica italiana ed internazionale.

Nel 1974 furono girate alcune scene cinematografiche, nella costa ogliastrina tra Baunei e Arbatax, del film "Travolti in un insolito destino nell’azzurro mare di agosto" di Lina Wertmüller (1974), dove si apprezzano i profili di un giovane porto, quello di Arbatax, e suggestivi scorci del borgo marinaro arbataxino.

Nel 2007, il monumento naturale delle Rocce rosse, appare nel francobollo emesso dalle Poste Italiane in 400mila copie. Voluto dal Ministero dello Sviluppo Economico e da Poste Italiane è inserito nell’ambito della serie filatelica tematica “Patrimonio naturale e paesaggistico”.

Il 7 maggio 2017 ha fatto da scenografia naturale alla partenza della 3^ tappa del 100° Giro d'Italia da Tortolì a Cagliari.

Per i più romantici e sognatori, si consiglia di ammirare l’alba in tutta la sua bellezza, avvolti da una profumata brezza marina. Vi troverete immersi in una luce dorata-arancio, arricchita dai colori brillanti delle rocce stesse, dalle imponenti falesie e della ricca natura faunistica. Ai più fortunati, è riservato l’incontro ravvicinato con i mufloni, simbolo della fauna sarda, che saltano e si arrampicano tra le pareti rocciose e la alte falesie.

Come arrivare

Dall'abitato di Tortolì, raggiungere il borgo marinaro di Arbatax. Poco prima del porto commerciale svoltare a destra nel piazzale.

Ingresso

Gratuito

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